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di Silvana Rigobon (seconda puntata)
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«El Ghibli è un vento che soffia dal deserto, caldo e secco. È il vento dei nomadi, del viaggio e della migranza, il vento che accompagna e asciuga la parola errante», si legge nel manifesto della rivista omonima.
El Ghibli è la prima rivista on line di letteratura della migrazione, creata e gestita da scrittori migranti. «La rivista del vento» è nata nel 2003, grazie alla lungimiranza di un gruppo di scrittori e giornalisti stranieri, residenti in Italia, che scrivono in italiano e sono accomunati dall’amore per la parola scritta e per la letteratura di qualità.
Con all’attivo diciassette numeri già pubblicati, la rivista ha fatto da rampa di lancio per scrittori esordienti, e ha ospitato anche racconti e poesie di scrittori già affermati, meritandosi ben presto una posizione di tutto rispetto nel panorama editoriale italiano.
Sono sempre più numerosi gli scrittori di origine straniera (di prima e seconda generazione) che scrivono in italiano, e costituiscono una grande ricchezza per la nostra letteratura, contribuendo al rinnovamento della lingua e valorizzando le diversità culturali.
Come accade nelle culture nomadi e nei popoli abituati a viaggiare (e ad ospitare viaggiatori), El Ghibli è prima di tutto uno spazio di accoglienza: è una grande casa con un grande salotto, intitolato racconti e poesie, che raccoglie opere di scrittori migranti che scrivono in italiano. C’è una stanza degli ospiti, un tributo “ai viaggiatori immobili”, agli scrittori stanziali, italiani e stranieri. Anche i più piccoli hanno la loro stanza: generazione che sale (dedicata alla letteratura per ragazzi, per gli scrittori e i lettori che crescono); e, per finire, parole dal mondo, la stanza per gli scrittori migranti che abitano in altri paesi e scrivono in lingue diverse.
L'ospite di Nautilus Cafè è la scrittrice etio-eritrea-italiana Gabriella Ghermandi, una delle fondatrici de El Ghibli.
«Un progetto letterario che parli del viaggio in movimento e di quello immobile»: raccontaci com'è iniziato il viaggio de El Ghibli.
El Ghibli nasce come esigenza di un gruppo di scrittori stranieri che usano la lingua italiana come forma d'espressione, e che ad un certo punto del loro percorso hanno deciso di esprimere una propria autodeterminazione. Come molti sapranno i migranti vivono spesso una doppia assenza: nel momento in cui lasciano il loro paese d'origine smettono di far parte del cerchio dei presenti, senza però acquisire uno spazio di soggettività nel paese d'approdo.
Noi scrittori, con la creazione della rivista, abbiamo voluto creare un luogo di dialogo letterario che partisse dall'acquisizione di uno spazio, seppure sul web. Uno spazio nostro e non gestito da "altri".
La rivista è nata nel 2003. Nel gruppo dei fondatori ci sono scrittori e giornalisti di varie provenienze, che tutt’ora collaborano al progetto…
In pratica i fondatori sono gli stessi dell'attuale comitato editoriale, se si escludono quattro membri che si sono aggiunti quest'anno. Oltre alla sottoscritta, fanno parte del comitato fondatore Pap Khouma, di origine senegalese (direttore della rivista), Ubah Cristina Ali Farah, italo-somala, Mia Lecomte, franco-svizzera, Raffaele Taddeo, italiano, Kossi Komla-Ebri, togolese, Candelaria Romero, argentina, Sonia Trincanato, italiana; nell’ultimo anno si sono aggiunti Mihai Mircea Butcovan, rumeno, Andrea Sirotti, italiano, Sabatino Annecchiarico, argentino, e Barbara Pumhösel, austriaca.
Quali sono i vostri obiettivi?
Il nostro intento era creare una rivista che potesse essere un luogo di dialogo letterario. Purtroppo questo messaggio non è molto recepito dagli scrittori di prosa italiani conosciuti da critica e pubblico, se si escludono gli unici due che a suo tempo parteciparono: Stefano Benni e Pino Cacucci. Altro discorso riguarda i poeti, che spesso sono più disponibili degli scrittori di prosa.
La rivista è costituita da varie sezioni, una delle quali è per gli scrittori "stanziali", quindi anche quelli italiani, scrittori che non hanno migrato in un'altra lingua, appunto, con l'intento di quanto sopra. Poi c'è la sezione di racconti e poesia degli scrittori migranti nella lingua italiana, parole dal mondo per gli scrittori migranti in altre lingue e generazione che sale per i ragazzi.
Che tipo di materiale ricevete?
Di tutto un po', devo dire che riceviamo anche moltissimi curricula, sono in molti a credere che una rivista del genere viva di grossi fondi, e invece il nostro è tutto frutto di "prestazione gratuita di opera intellettuale".
Avete mai pubblicato in cartaceo o avete delle relazioni particolari con qualche casa editrice?
No, ma ci stavamo riproponendo di pubblicare in cartaceo, per particolari eventi, delle selezioni di racconti e poesie di ciascuna sezione, però senza rivolgerci a una casa editrice. Pensavamo di chiedere un sostegno tecnico ed economico alla provincia di Bologna.
Organizzate anche eventi?
Si, abbiamo organizzato vari eventi. Quello direttamente collegato alla rivista era il festival Evocamondi, festival di narrazione e letteratura. Un festival legato al tema dell'incontro, dove in una stessa sera si poteva assistere a spettacoli di narratori marocchini e di narratori in dialetto bolognese. Un evento culturale che riportasse l'attenzione sull'universalità del racconto e su questo filo rosso che collega tutto il mondo. Ovunque si vada, in qualsiasi parte del pianeta, l'essere umano racconta e inventa storie.
Oltre a Evocamondi abbiamo collaborato all'organizzazione di tante altre manifestazioni. Per esempio abbiamo organizzato incontri con scrittori migranti in quaranta classi, e ora a Milano siamo impegnati con il festival Le ultime carovane. In Svizzera collaboriamo con il Festival Trasguardi. Insomma, ci diamo da fare.
Qual è attualmente la situazione della letteratura migrante in Italia?
Mah! Non ho una panoramica completa della situazione. Di sicuro rispetto a qualche anno fa sono parecchie le case editrici che hanno aguzzato la vista focalizzandola sui nostri lavori. Ciò comincia a corrispondere anche a una attenzione da parte dei lettori. Certo, non siamo ancora ai livelli di altri paesi europei, però siamo partiti.
E la situazione della letteratura migrante on line, in Italia?
Non sono a conoscenza dell'andamento di esperienze simili all'estero. Quanto all'Italia, mi pare che la nostra sia l'unica esperienza di questo genere. La risposta del pubblico è comunque buona. Infatti abbiamo una media di 600-700 visite giornaliere. Per un trimestrale on line è moltissimo.
Che cosa significa per te essere definita “scrittrice migrante”?
In realtà non mi pongo più la domanda. Questa accezione spesso si collega a due concetti. C'è chi usa questo termine per sottintendere scrittrice extracomunitaria: questo mi fa sorridere e mi fa riflettere su come questo paese faccia fatica ad andare avanti perché resta vecchio nell'anima. Altri, per cercare di ammorbidire le articolazioni logore della vecchiaia, vogliono intendere questo termine con l'idea dello scrittore che si è spostato, scrittore che ha un'unica radice ed è ancorata alla parola.
Io, per conto mio, non posso che sentirmi una scrittrice etio-eritrea-italiana, la cui scrittura dimora nella lingua italiana, la mia padrelingua.
Raccontaci la tua esperienza di “scrittrice di padrelingua italiana”.
Sulla mia esperienza da scrittrice posso solo riportare quanto ho scritto nel mio sito: «Me ne andai dall'Etiopia a quattordici anni. La sera prima di partire dal mio paese per venire in questo, di mio padre, ebbi una crisi di nervi. Mia madre mandò a chiamare il dottore, che arrivò e mi diede un calmante. Mia nonna, assieme a mia cugina Alem e alcune donne del quartiere, cercava di consolarmi "Vai nella terra di tuo padre" mi dicevano. "Vedrai, lì c'è tutto", ma poi sono arrivata qui, e non ho trovato quel tutto di cui mi parlavano loro, perché come si fa a dire che in un paese c'è tutto se poi manca la consolazione? Il conforto? La condivisione della gioia e del dolore? Ho provato i denti aguzzi della nostalgia e della solitudine, e in quel tempo di gelo, dove nessun abbraccio caloroso ha riempito il mio vuoto, ho trovato un'unica dimora, la lingua di mio padre, l'italiano, e ho capito che potevo abitarvi dentro e ricostruire il calore con la memoria della mia gente e del mio paese. E così oggi scrivo...»
Ecco, è così che ho iniziato, per riscaldarmi il cuore; e man mano che con la scrittura affiorava in me la presenza della mia terra, ho sentito l'esigenza di recuperare gli aspetti culturali delle mie radici: la tradizione orale etiope ed eritrea che prevede anche il canto, e sono diventata una narratrice. E infine, proprio dall’oralità, dai racconti degli anziani del mio paese, ho recuperato le storie dei vecchi partigiani che combatterono l'occupazione italiana in Etiopia ed ecco che è nato il mio romanzo, Regina di fiori e di perle (Donzelli, 2007). ♦
Gabriella Ghermandi è nata ad Addis Abeba nel 1965 e si è trasferita in Italia nel 1979, dove vive a Bologna, città di origine del padre. Ha pubblicato racconti in varie riviste e antologie, tra cui Nuovo planetario Italiano. Mappa della nuova geografia di scrittori migranti in Italia e in Europa a cura di Armando Gnisci, ed. Città Aperte; L'Italiano degli altri: 16 storie di normale immigrazione, Einaudi scuola; Quaderni del novecento: La letteratura postcoloniale italiana, Istituti editoriali e poligrafici internazionali; Il lettore di provincia n. 123-124 - volume monografico intitolato "Spaesamenti padani" a cura di Clarissa Clò, Longo Editore. Regina di fiori e di perle (Donzelli, 2007) è il suo primo romanzo.
Seguendo l'arte della metafora tipica della tradizione culturale etiope, scrive e interpreta spettacoli di narrazione che porta in giro sia in Italia che in Svizzera. Conduce laboratori di scrittura creativa nelle scuole, sulla ricerca dell’«identità unica di ciascun individuo» da contrapporre alle «identità collettive». È stata per due anni direttrice artistica del festival Evocamondi di Bologna, rassegna di narrazione e musiche dal mondo, organizzato dalla rivista El Ghibli. La sua intensa attività teatrale e teorica sul tema della multidentità e della scrittura è da anni oggetto d'interesse per molti studiosi italiani ed esteri, e di recente l'ha portata a compiere un tour in alcune delle più importanti università degli Stati Uniti.
Il suo sito è www.gabriella-ghermandi.it
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