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 di Silvana Rigobon (prima puntata)

 

Passare dalla carta alla rete e riapprodare alla carta si è dimostrato un percorso fertile per BooksBrothers, l’associazione culturale fondata qualche anno fa per dare un nuovo impulso alla letteratura meridionale.
BooksBrothers è un laboratorio creativo «delle scritture del mutamento» che ha già al suo attivo la pubblicazione di tre libri, in collaborazione con la casa editrice Besa di Lecce.
Inoltre ha ideato e curato la collana zerozerosud (prima per il settimanale “Protagonisti” e poi per il quotidiano “La Grande Provincia” di Foggia).
L’associazione organizza anche convegni e seminari culturali fra cui Le tribù dei blog, che si è svolto l’autunno scorso a Foggia.

Il primo ospite di Nautilus Cafè è
Michele Trecca, fondatore e responsabile di BooksBrothers.

   

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Michele Trecca (Foggia, 1954) da più di vent’anni si occupa di narrativa italiana contemporanea per la “Gazzetta del Mezzogiorno” e altri giornali e riviste. Sullo stesso argomento ha pubblicato Parola d’autore (Argo, 1995) e L’albergo delle storie (Palomar, 2004). Ha ideato e curato le iniziative e le produzioni BooksBrothers, zerozerosud e cromosoma y. È il responsabile del sito letterario http://www.booksbrothers.it/. Dal prossimo inverno spera di trascorrere i week end in una libreria che sta per aprire a Foggia con altri soci.


 

 

“Everybody needs some book to love”: se un paio di occhiali scuri sono il simbolo del celeberrimo film a cui la vostra associazione deve il nome, il vostro logo è un libro aperto che sta per spiccare il volo… Raccontaci come è nata l'avventura dei BooksBrothers.
Tutto è cominciato nell’estate del ’96, un momento – secondo me – di grande fermento letterario. Anche da noi, al sud. La toccavi con mano, qui e là, questa voglia di guadagnare alla letteratura temi e nomi nuovi. Del resto, nel giro di qualche anno c’era stato uno “sconquasso” sociale su scala globale: il crollo del Muro, la motonave Vlora, Desert Storm, Mani Pulite, i cellulari, Internet e tutto quanto… Insomma, come cantava Tricky: pre-millennium tension, anche in letteratura. Io pensavo che sarebbe stata salutare una rifondazione letteraria meridionale. Esattamente allora Giuseppe Bernardo Annese fece irruzione nella mia vita. In realtà Enzo Verrengia me ne aveva già parlato qualche tempo prima, di questo “matto” sanseverese amico di Marcello Marchesi ed Ennio Flaiano. Quando lessi quella sintassi sincopata, quel pasticcio linguistico, quella trama sgangherata e sperimentale, eppure geometrica e tradizionale, quella disperazione lirica e politica, autocritica, controcorrente e irrimediabile ma viva… io rimasi davvero incantato e lavorai tutta l’estate per decifrare quello scartafaccio quasi illeggibile, pensando ingenuamente che non sarebbe stato difficile trovare un editore. E invece no, fu difficile: anzi, impossibile. L’editore non lo trovammo e facemmo da noi, inventandoci una sigla e un modo per fare uscire Macerazioni divertenti di Giuseppe Bernardo Annese, pubblicato infatti nel ’97 da BooksBrothers in collaborazione (per la distribuzione in libreria su scala nazionale) con la casa editrice Besa. Il risultato ci piacque, decidemmo così di tenere vivo lo spazio operativo di BooksBrothers per proseguire il lavoro critico con altri mezzi sostenendo e producendo  libri “a trazione anteriore”.

Obiettivo che perseguite anche in rete, visto che il sottotitolo del vostro sito
è proprio «Per una scrittura a trazione anteriore».
La metafora è calcistica. Sono di Foggia e a metà degli anni Novanta tifavo per Zeman e le sue idee rivoluzionarie di gioco “offensivo” senza troppe precauzioni. L’idea è quella di sostenere (per quanto possiamo) una letteratura che abbia l’ambizione e il coraggio di aggredire il proprio tempo, costringendo la sua fuggevolezza ad un senso condiviso. In campo o sulla pagina, non conta quante ne prendi, ciò che importa è fare “all’avversario” ancora un gol, e cioè una domanda. Bisogna continuamente riformulare gli interrogativi del “pastore alla luna” (Che fai tu luna in ciel? Dimmi, che fai?), caricarli sui nuovi “mezzi” (in rete) per mantenerli attuali, vivi.

La vostra,  quindi,  è una sfida letteraria?
La sfida letteraria oggi è tenere aperti i giochi della ricerca coniugando passato e futuro in un monitoraggio senza tregua della vivacità contemporanea nella sua globalità di espressioni, una sorta di campionatura costante delle voci della nuova era “tecnozoica” (incorporamento delle macchine nell’intelligenza, i chip nel cervello) per raccontarla a prescindere da vecchi schemi sussiegosi. Bisogna carburare le turbolenze ontologiche della modernità in nuove acrobazie o possibilità linguistiche e considerare il presente – in tutti i sensi – oltrepassato. Insomma, la solita cosa: scrivere buoni libri.

Come è cambiata la vostra associazione da quando siete presenti on line?
La rete è una nuova frontiera di libertà dove chi ama i libri trova da leggere, scrivere e soprattutto "un pubblico" con cui confrontarsi... ecco, questo è il punto, la novità, per noi: il contatto continuo, quotidiano, con gli altri. Non è che siamo attrezzati al meglio per trasformarlo, questo contatto, in qualcosa di più della episodica “esposizione in vetrina” del pezzo (per noi) bello. Per fortuna, oltre ad Enzo e me, ci sono Roberta Jarussi e Maurizio Cotrona. Noi, però, vorremmo che la volatilità di questo “sfiorarsi” diventasse una vera e propria partecipazione collettiva ad un progetto comune. Il rapporto con gli autori tende invece ad essere verticale e stenta a consolidarsi la sensazione di un vero e proprio “ambiente creativo”. Da quando siamo presenti on line la nostra associazione è diventata più ambiziosa: vorremmo che BooksBrothers venisse riconosciuto come una palestra creativa “credibile” e che i suoi frutti più maturi trovassero il meritato approdo editoriale su carta. Ne stiamo discutendo.

Com’è strutturato il sito BooksBrothers.it?
Il sito si suddivide in due parti, fondamentalmente. La prima è Massa Critica, nella quale pubblichiamo recensioni (soprattutto letterarie, ma a noi piacerebbe che si allargassero ad altri ambiti) e interventi critici, diciamo, di “costume” (che vorremmo ancora più numerosi e polemici). L’altra parte, Area Creativa, raccoglie testi letterari, in particolare narrativi (soprattutto) e poetici (con tutte le cautele del caso), ma non solo: reportage, diari di viaggio... Ci sforziamo, in generale, di distinguere fra scritti “a trazione anteriore” e tutti gli altri: i primi ci interessano, il resto no (ma, ovviamente, i confini sono “mobili”). Cromosoma y è una vetrina dell’omonima collana da me curata fino a un anno fa, presto diventerà uno spazio espositivo del lavoro editoriale di BooksBrothers, ovvero delle pubblicazioni legate direttamente al nostro sito. A tal riguardo speriamo di poter comunicare presto novità significative. Ci fa piacere ricevere, anzi chiediamo che ci vengano inviati, testi sia per Massa Critica che Area Creativa. L’indirizzo è quello di Posta Celere ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ). Chiediamo solo di avere pazienza. Siamo molto orgogliosi di quello che abbiamo finora ricevuto e pubblicato. Speriamo infatti di raccogliere presto il meglio in un’antologia su carta.

Nel vostro sito vi definite «un’associazione di pronto intervento letterario attiva in emergenze tipo: esordienti malmenati e malmessi, outsider alla riscossa, manoscritti orfani»…
Ah sì sì... Dunque, hai presente Sporco al sole? No, bene. Comunque a fine settembre sarà di nuovo in libreria. È il terzo libro di BooksBrothers, è del 1998, più o meno il tempo dei “cannibali”, ma quelli erano tutti del nord, noi invece mettemmo su un’antologia di autori under 25 meridionali, del sud estremo per la precisione, tra cui Annalucia Lomunno (poi Piemme), Livio Romano (poi Einaudi, Sironi, Marsilio), Francesco Dezio (poi Feltrinelli), Ottavio Cappellani (poi Mondadori). Con Enzo Verrengia e Gaetano Cappelli lanciammo un appello di questo tipo: «Ma ci siete o no, narratori under 25 del sud estremo? Sembra proprio di no. Eppure voi, nati nel sud estremo dopo il ’70, ne avete viste cose che loro umani non potrebbero immaginare. Perciò BooksBrothers vi sfida. Scrivete ora. O tacete per sempre. Ora è il momento. Per andare oltre i colori indolenti del mediterraneo. Oltre. Le pennichelle meridiane. I piagnistei populisti. Ora è il momento per andare oltre le storie rusticane di famiglie in disgrazia, figli bastardi e vergini disonorate. Oltre. La salvia, il rosmarino e il marzapane del rimpianto. Ora è il momento di lavare i panni sporchi in pubblico e fare un libro sul vostro sud...». Ci scrissero in più di cento, ne scegliemmo sette, praticamente li raccogliemmo dalla strada, e li lanciammo. Questo è il senso di quel giochino dadaista che hai ricordato, insomma il nostro Dna. Più mio, in realtà, che di Enzo, scrittore di suo, prima ancora che critico, e quindi più sensibile ad altre dinamiche letterarie.


E com’è il rapporto personale di Michele Trecca con la rete?
Sono un utente della rete della prima ora. Mi ha subito attirato la potenzialità comunicativa del servizio mail. Il mio primo indirizzo, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , era gestito dal server dell’editore sardo Nicky Grauso ed è ormai modernariato informatico. Il servizio postale alternativo era, inizialmente, il punto di forza della rete. Almeno per me. Successivamente la rete è diventata il mondo, e non più soltanto il “tuo” mondo, e cioè: prima era semplicemente un modo più veloce ed efficace per tenere vivi i “soliti” rapporti, poi è diventata un’occasione, unica ed esaltante, per conoscere il mondo al di là delle colonne d’Ercole dei limiti individuali. Ora credo che siamo a quello stadio per cui è “ragionevole” il “delirio di potenza” di chi pensa di poter conquistare il mondo attraverso la rete. O, nel nostro caso, semplicemente avere quell’attenzione “speciale” che la pubblicazione su carta, nonostante il suo maggiore prestigio, non riesce più a garantire dato l’attuale ritmo di quaranta opere di narrativa pubblicate ogni giorno in Italia. Da una parte la rete come competitor sempre più aggressivo nel vecchio mercato del fuoco di paglia mediatico, dall’altra la rete come nuova proposta non elitaria di qualità. Io penso che l’attuale sviluppo dei siti letterari dimostri come la loro funzione in questo senso sia di rilevanza strategica. ♦


© 2007 Silvana Rigobon



nautilus_logo.jpgè una rubrica che si ispira al nome del sottomarino di Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne: uno spazio con una grande finestra aperta sugli abissi dell’oceano virtuale, per conversare con chi vive la rete in immersione totale.

 

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