Come libertà comanda
(una rubrica di Marco Candida. Seconda puntata)
Cibo
Ricordo quando Elizabeth e io ci siamo concessi una bottiglia di Cola-Champagne rimediata al Valley Dairy di Grand Forks nell’ultimo lembo dello Stato del North Dakota che – come recitano gran parte dei cartelli pubblicitari che si trovano da quelle parti – è un po’ come dire in the middle of nowhere. Ha il sapore di un bubble gum e forse non ha aiutato a celebrare al meglio il momento che Liz e io stavamo cercando di festeggiare (alcune parti di un mio romanzo tradotte da lei erano apparse su un giornale studentesco universitario dal nome Grub Street a Baltimore nel Maryland), però filosoficamente la bottiglia che trangugiavamo passandocela stipati in auto in qualche angolo di strada era forse, a ripensarci, la più adatta all'occasione. Infatti per me pubblicare per un giornale studentesco americano era una cosa che mandava alle stelle la mia parte più ragazzina, mi sembrava addirittura un traguardo importante, ma per Elizabeth non aveva quasi nessun significato: così per lei avremmo potuto benissimo brindare a Coca-Cola, quando per me uno champagnino (magari non della migliore marca) non avrebbe certo stonato.
Racconto questo aneddoto per mettere nero su bianco questo semplice pensiero: agli americani mescolare sapori piace. Persino l'acqua venduta nelle bottigliette è incrociata a qualche altro gusto. Negli Stati Uniti abbiamo acqua al gusto di lampone, acqua al gusto di fragola, acqua al gusto d'arancia. Gli americani non sembrano accontentarsi mai di quel gusto lì che scelgono. Sembra sempre che debba esserci un gusto che si affianca a un altro gusto. L’altro giorno volevo farmi latte e cacao e dalla dispensa di Elizabeth ho tirato giù un barattolo di cacao anche al gusto di raspberry. A casa di amici la panna da mettere sul caffè che stavamo sorseggiando era al sapore di tiramisù – non era male. Ma basta entrare in uno Starbucks. Ci sono i muffin al gusto cioccolato (tra parentesi: i muffin dello Starbucks americano sono più grandi dei muffin al MacDonald's italiano, e costano meno), solo che mescolato al cioccolato trovi il gusto menta. Menta e cioccolato. Oppure arancia e cioccolato. E intendo proprio fusi insieme. Ieri ho mangiato un ice-cream coconut-chocolate. La cosa forse curiosa è che il gelato era al cioccolato, ma il cioccolato sapeva anche di cocco. In effetti non sai mai esattamente cos'hai nel palato. È come per l'acqua nelle bottigliette. Si chiama acqua, ma quando la bevi sa di arancia. Questo fa di quell'acqua una spremuta d'arancia? Nossignore. D'altra parte l'acqua con un sapore di arancia che acqua è? Siccome non puoi dire che non stai mangiando o bevendo né l'uno né l'altro, né puoi dire di stare mangiando o bevendo l'uno e l'altro, allora devi per forza concludere che stai mangiando o bevendo qualcosa che assomiglia sia all'uno che all'altro, ma che rispetto a questi è un'entità separata, a sé stante, autonoma. E in fondo va bene così, che problema c'è, che male c’è? Quando sono arrivato mi facevo problemi per tutto, avevo una tale puzza sotto il mio nasetto europeo (per di più italiano!). Quel cibo con quest'altro che ci fa? Questo perché abbinarlo a quello? Ad esempio perché mettermi davanti al naso la frutta fresca affogata nella panna, come mi è stata servita a colazione in un bed&breakfast? Questa spezia su questa carne è un'eresia! Adesso invece mi chiedo perché non sia stato subito in grado di accettare senza criticare, senza, accidenti, criticare.
Dirò di più. Mi sto formando l'opinione che il tanto strombazzato gusto europeo (italiano e francese in particolare) tutto sommato non è un vero e proprio gusto. In fatto di cibo noi italiani non abbiamo un vero e proprio gusto: siamo abituati bene e basta, siamo viziati, e basta. Che sia ristorante, trattoria o cucina casalinga la nostra roba generalmente è sempre roba buona. Non dobbiamo muoverci con cautela, orientare le nostre scelte per evitare di farci finire nello stomaco del micidiale junk food. Anche al supermercato è così. Le grocery's statunitensi presentano una scelta oceanica di formaggi, pane, patatine, insalate, dolci... C'è da scegliere tra cibo messicano, thailandese, giapponese, cinese, etiope, greco, iraniano... C'è da perdersi, è quasi impossibile orientarsi, quasi impossibile non incappare in qualche cibo veramente schifoso, almeno all'inizio. In Italia invece al supermercato chiudi gli occhi, peschi qualcosa e stai sicuro che al novanta per cento si tratta: a) di un cibo che conosci, b) di un cibo con un suo perché, commestibile, buono, che magari non ti piace, ma che nemmeno per un non metti in discussione possa piacere ad altri. Negli Stati Uniti è abbastanza frequente invece incappare in schifezze universali e senza tempo.
E però c'è un elemento che scombina tutto il quadro, qui naturalmente solo appena abbozzato, e che va considerato. È vero che negli Stati Uniti c'è una scelta incredibilmente vasta di cibi, tuttavia alla fine qualsiasi piatto tu abbia davanti (che sia cileno o coreano o nepalese) a pensarci bene sono pochi i davvero a disposizione. Io ne ho contati in tutto tre: piccante, grigliato, fritto.
Partiamo dal fritto. Per il pranzo di Capodanno Victor ci ha portato una scatola di cioccolatini a forma di osso di cane. Un gradevole pensiero, sennonché masticando mi sono reso conto che il cioccolato ricopriva una patatina chip! E non era male, lo giuro! Quella mostruosità era gustosa! Un giorno ho ordinato un normale piatto di funghi. Mi sono arrivate delle palle fritte. Dentro alle palle c’erano i funghi. Loro friggono tutto – gli americani, intendo. Gliel’ho visto fare, cazzo! Qualsiasi piatto semplice, genuino, in certi posti ti arriva con tre dita di fritto.
Anche con il piccante non scherzano. È molto frequente, e quando il peperoncino non è già nel piatto lo trovi all’angolo del tavolo, così puoi aggiungere una spazzolata di piccante.
La costante vera però è il grigliato. Pane bruciacchiato. Pizza bruciacchiata. Gli hamburger sono sempre carbonizzati. Sono buoni, cerchiamo di capirci, ma, ed eccoci arrivati al punto, il loro sapore è più o meno sempre lo stesso.
Eh sì, non ci piove, il punto è proprio questo qui. Il punto è che tu puoi ordinare un burrito supreme, un taco, una quesadilla. Puoi ordinare Camarones a la diabla. Chapti. Riso Basmati. Pesce al cocco. Pane cotto in un forno tandori. Medaglioni di verdure con semi di sesamo. Esqueixada. Gazpacho. Tom yan. Laap. Puoi ordinare quello che ti pare: c’è tanto di tutto e per tutte le tasche. Alla fine però dovrai sempre fare i conti con l’ineluttabile fatto che nel tuo palato c’è un retrogusto di piccante, grigliato o fritto, ossia quasi sempre lo stesso gusto. Insomma, sei libero di scegliere tutti i piatti che vuoi e la scelta è proprio enorme, ma alla fine il gusto americano ti ricondurrà sempre più o meno allo stesso piatto: che ha il sapore del buon vecchio Zio Sam, che a tutto provvede bonariamente e che, dopo aver offerto la più vasta gamma di scelte, bonariamente tutti a sé stringe.
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