Confessioni di una blog dipendente (6ª parte) E-mail

Confessioni di una blog dipendente 

di Silvana Rigobon (sesta parte)

 

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Il blog è morto. Viva il blog
  

   «E insomma, il blog ha probabilmente detto quello che aveva da dire.
   Come strumento, non come opportunità (chi inizia ora avrà comunque lo spazio che saprà meritarsi).
   E se un ricambio generazionale è fisiologico anche qui, forse il segnale è da interpretare come la diffusa necessità di un superamento del blog.
   Esiste – nella vita, su internet, ovunque – l’istinto della frontiera, e il bisogno continuo di spostarla, di ridefinirla (e, con essa, noi stessi).
   Occorre allora individuare altre forme di espressione in rete.
   Qualcosa che ora non esiste, o forse esiste e non siamo capaci di vederlo.
   Ma il blog è morto.
   O pensate che valga ancora la pena?»

Così parlò Monsieur Effe Herzog (www.herzog.splinder.com) già nel febbraio del 2005.
   Herzog, però, non si è limitato a chiarire un dato di fatto, ma si è rimboccato le maniche, prodigandosi non solo per individuarle, queste altre forme di espressione in rete, ma soprattutto per metterle in atto. Insieme ad altri blogger.
  
  
Facciamo un passo indietro: con le sue Lettere dal blog, Herzog si accampa sul web a marzo del 2003. Come il protagonista dell’omonimo romanzo di Saul Bellow (autentico blogger ante internet) trascorre gran parte del suo tempo scrivendo lettere – quasi sempre di biasimo – ad amici, parenti, politici, spesso a sconosciuti, addirittura a morti.
   Cotanto nick-blog viene compensato da una scelta di nick-name minimale. «Effe» spiega il nostro baldo blogger «è un palindromo, un’inezia che si riflette e moltiplica all’infinito. È poi anche un nick consonantico evocativamente kafkiano, nevvero?»
   Le lettere del protagonista del romanzo di Bellow non vengono mai spedite. Altro destino hanno quelle di Effe Herzog, che trovano ben presto un pubblico virtuale numeroso, che apprezza la sua ironia, la sua capacità di giocare con le parole, la sua arguzia e le sue doti narrative.
   Il format epigrammatico e satirico è destinato a limitarsi ai primi mesi di vita del blog, che va evolvendosi in narrazioni più lunghe. Non mancano i racconti, che si distinguono dagli altri post dal colore blu del titolo (fra i quali si segnala, in particolare, Salone di bellezza per cani, di cui esiste anche la versione audio).
   Lo scorso anno alcuni dei suoi interventi on line, insieme ad un racconto inedito, sono stati pubblicati nel volume Perse in partenza: vedi alla voce battaglie (edito da Unwired Media, ora Rgb).
   Monsieur Effe gioca con le parole, ma il gioco che preferisce è quello di squadra. Nel suo blog affronta spesso argomenti relativi alle dinamiche del blog e della blogsfera, che, dal suo punto di vista è in primis un luogo di relazione. Proprio per questo motivo si fa promotore di iniziative in rete che coinvolgono altri blogger. Non di rado i commenti di alcuni suoi post diventano una sorta di laboratorio, dove si sviluppano idee e progetti da portare avanti insieme ad altri blogger.
   Nel 2004 Herzog crea due blog comunitari: Incontri Im-possibili (
www.incontrimpossibili.splinder.com), dove invita altri blogger a immaginare rendez-vous impossibili tra scrittori (preferiti, o detestati), e Dora Riparia River Anthology (www.doraripariariverantholog.splinder.com) che raccoglie epitaffi di novelli Edgar Lee Masters (si noti come la scelta del fiume tradisca l’origine sabauda di Monsieur Effe).
  
   L’invito costante di Herzog è quello di fare un passo avanti: il blog deve osare, deve andare oltre, non contro, ma in alternativa all’esistente. E siccome la rete è uno spazio che offre nuove possibilità e quindi nuovi spazi, in rete si può osare più che altrove. Perché la rete «è il luogo dove le scritture invisibili si fanno testo nelle mani dei lettori».
   Poco a poco, infatti, nel blog di Herzog si va delineando il suo progetto di far emergere e di valorizzare proprio le “scritture invisibili”: «cioè a dire tutte quelle voci che, per scelta o più di frequente per impossibilità e rifiuto, restano escluse dai circuiti editoriali istituzionali».
   È su queste premesse che, nell’autunno del 2004, il blog di Herzog diventa una sorta di redazione, dove si sviluppa il progetto della rivista sacripante! (
www.sacripante.it). Con l’apporto e la collaborazione di altri blogger, si va definendo la linea editoriale della rivista: il gruppo iniziale che darà vita a sacripante! è composto, oltre che da Herzog, da Placida Signora (www.placidasignora.com), Buba (www.buba.it), Caracaterina (www.caracaterina.wordpress.com) e Manginobrioches (www.manginobrioches.splinder.com).
   «sacripante!», si legge nell’editoriale del primo numero, «si propone di raccogliere scritture differenti (anche da se stesse) che, originate dal blog, avvertano la tensione verso altro e altri». Perché «le scritture non hanno mai fine, ma solo nuovi inizi».
   sacripante! «è un luogo di scritture, più che di scrittori» che pubblica racconti inediti dei blogger italiani; nella rivista viene riservata anche una sezione dedicata ai blog di italiani residenti all’estero, intitolata Cose dall’altro mondo. Il valore di questa rivista risiede quindi anche nel valore documentario di un periodo storico della blogsfera italiana.
   Di sacripante! sono usciti sette numeri, da gennaio 2005 a marzo 2006, dedicati ad altrettanti temi (il sonno; cromie; l’altrove; sensi; margini; abiti; cartografie). Il titolo rappresenta una buona sintesi della filosofia della rivista stessa: in minuscolo e col punto esclamativo, «arrogante come una risposta», a metà fra interiezione e citazione letteraria (nelle intenzioni degli ideatori e curatori: «a metà fra l’alto e il basso, fra l’accademia e la strada»).
   sacripante! costituisce una vera e propria sfida: una forma di editoria “dal basso” che parte dalla constatazione che in rete si incontrano scritture eccellenti. L’obiettivo della rivista è proprio quello di offrire un luogo dove dare cittadinanza a queste scritture.
  
   Se l’esperienza di sacripante!, nelle parole dello stesso Herzog «si è esaurita perché ha detto quello che doveva dire», nella rete rimangono cose non dette. Meglio: parole non lette.
   È l’istinto della frontiera che si fa risentire. Riaffiora il desiderio di dar voce, ancora una volta, alle “scritture invisibili”, che «per la difficoltà delle lingue inusuali, restano in ombra e non possono essere raggiunte dal lettore».
   Nel maggio del 2006, con la pubblicazione della traduzione di un racconto di una blogger portoghese, Herzog anticipa un nuovo progetto. Nel luglio del 2006, supportato da Flounder
   (
www.certepiccolemanie.splinder.com), lancia un appello ad altri blogger, ai «nuovi migratori oltremodo sedentari». L’idea è quella di costruire una rete di blogger che leggano testi di omologhi stranieri, che setaccino realtà straniere, che segnalino e scovino testi d’interesse, che traducano questi testi. Lo scopo dichiarato è quello di «raccogliere e organizzare voci fuori». Di farle affiorare dal grande oceano virtuale. Quello che propone Herzog è «Il giro del mondo in 80 link», un’esperienza esaltante che costituisce «il vero senso della rete: di link in link, abbiamo già fatto più volte il giro del mondo (…). In ogni angolo del mondo ci sono storie, vere o presunte, che vogliono raccontarsi, e chiedono attenzione».
   Nasce così la rivista Buràn (
www.buran.it): un nome che evoca un vento siberiano, che porta con sé tempeste di neve. Ancora una volta un progetto di editoria dal basso, non mediata o condizionata dalle logiche editoriali, che rappresenta la continuazione del lavoro di scavo e scoperta delle “scritture invisibili”, per accettare la sfida del differente, in favore dell’altrove. Buràn, a tutti gli effetti, raccoglie l’eredità di sacripante! allargando gli orizzonti: «dalla rete mondiale per la rete italiana».
   «Con Buràn (che ha una pretesa: d’essere l’unica esperienza in Italia di traduzione esclusivamente dalla rete e per la rete) prosegue un viaggio che, per sua stessa sostanza, non può avere confini, né veti, né padroni, né pretese corporative, né ubbidienze» si legge nel blog di Herzog, in occasione della presentazione del primo numero, l’8 gennaio 2007. «Non ha debiti o doveri verso nessuno, la nuova generazione di narratori. Ha solo visibilità da pretendere».
   Il primo numero di Buràn si intitola Il lavoro, raccontato e visto da zone estreme del mondo, e raccoglie gli interventi di 25 autori di 18 paesi diversi (Angola, Antartide, Argentina, Corea, Francia, Guatemala, Hong Kong, India, Iran, Malesia, Marocco, Messico, Polonia, Portorico, Russia, U.S.A., Venezuela, Zimbabwe).
   Dietro le quinte, oltre a Herzog e Flounder, fanno parte della redazione anche CalMa (
www.calma.splinder.com) e Luca Burei di Edizioni Estemporanee, una casa editrice che pubblica autori stranieri, in particolare sudamericani; in totale, tra redattori, progettisti grafici, webmaster, traduttori e navigatori della rete, i collaboratori del primo numero sono 15.
   Nel secondo numero, intitolato La città, online nel maggio 2007, sono pubblicati 28 contributi provenienti da 26 paesi.
   Il terzo numero, in programma per il prossimo autunno, si intitolerà Il conflitto.
  

    «Ci sono Mondi e Voci, là fuori. Noi siamo in ascolto» si legge nell’introduzione di Buràn. Ma andare oltre significa anche uscire dalla rete. «Le parole hanno urgenza. Le parole chiedono strada», scrive Herzog in un post dell’autunno del 2005 in cui viene lanciata l’iniziativa della Giornata nazionale delle scritture di strada (
www.scritturedistrada.splinder.com): «che la prossima primavera ci porti la liberazione delle scritture nelle piazze, nei cortili, nei controviali, nei raccordi anulari, in ogni città e nella stessa giornata».
  
Il 7 maggio 2006, puntualmente, l’evento si realizza in una ventina di città italiane (nonché in una città brasiliana e in una svizzera). In ogni città, uno o più blogger organizzano un evento che coinvolge i passanti: chiunque, adulti e bambini, è invitato a condividere le proprie scritture invisibili. L’iniziativa riscuote un grande successo, come confermano i commenti dei partecipanti (raccolti nei blog dei diversi organizzatori).
  
   Herzog è anche fra i promotori del LitCamp - La rete dei segni (
www.barcamp.org/LitCamp), che si è svolto a Torino il 13 maggio 2007, in concomitanza con la Fiera del libro. Una giornata di confronto orizzontale sulle scritture in rete, che ha coinvolto blogger, scrittori, editori, giornalisti, e lettori. Un incontro dove nessuno insegna e tutti condividono.
   Perché, come dice Herzog, il blogger è un cantastorie che racconta quel che ha da dire direttamente nella piazza del paese.
  
   Il blog è morto.
   Viva il blog. ♦
   
  

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