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di Silvana Rigobon (sesta puntata)

luglio 2008 
 

 
 
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Ci sono blog che meritano di essere letti sia per i contenuti dei post pubblicati che per le conversazioni che si sviluppano fra i commenti. Il blog di Remo Bassini (http://www.remobassini.it/) è uno di questi.
Uno dei punti di forza della scrittura di Bassini è l'attenzione e il rispetto per le piccole cose, per quei dettagli minimi che, osservati da uno sguardo che vede oltre i fatti e lascia spazio al sentire, tolgono la patina di banalità al quotidiano. Nel suo blog ci sono racconti, piccole cronache, approfondimenti e divagazioni letterarie. I commenti dei lettori, numerosi, trovano sempre una risposta da parte del "padrone di casa".

Il tuo blog mi ricorda i salotti letterari di una volta.
Io faccio di tutto per non essere identificato come un blog-salotto. Ricevo molte mail che mi dicono, Non sono intervenuta/o perché non sono all'altezza. Per me tutti si è all'altezza quando si parla di un libro perché un libro è percezione, è un incontro. Tu incontri Shakespeare e ti trovi bene, hai studiato, sei una persona di cultura, ami i classici; io invece, operaio di una cooperativa, amo Moccia, e Shakespeare non so chi sia, perché nessuno me ne ha parlato... Mi piace, insomma, pensare a un blog popolare. Dove magari chi legge Moccia e sente parlare di Shakespeare nel modo giusto si incuriosisce. Poi è importante lo scambio, continuo, di opinioni: per esempio sull'editoria, in particolare su quella medio-piccola che grazie alla rete ha una visibilità che non ha riscontro nelle vetrine dei librai né sulle pagine culturali dei grandi giornali, sui libri usa e getta, sulla lettura o meno dei manoscritti, sugli ebook. Per fare un esempio terra terra. Io ho iniziato a leggere i blog nel 2002. Prima di allora delle case editrici Sironi e Fernandel non sapevo niente.

Allora invece di "blog-salotto" potremmo definirlo "blog-tinello", dove c'è un bicchiere di rosso per tutti, e un caffè a qualsiasi ora?
A me piace pensare alla rete come a qualcosa di veramente libero, anche se così non è. A qualcosa di anarchico. E quindi: dico sempre che il mio blog è come una piazza, ma senza vigili, dove tutti sono liberi di dire quello che vogliono (e infatti se qualcuno mi chiede di pubblicare o un racconto o qualche considerazione la porta è spalancata). Voglio però sentirmi libero anch'io. Finché la piazza mi piace, resto. Se arrivano provocazioni, cattiverie, schiamazzi, lascio.

Ti sei mai trovato nella condizione di dover intervenire fra i commenti del tuo blog, per arginare conversazioni che partivano per la tangente (o peggio)?
Cinque, sei, sette volte. La natura del blog porta sempre a piccoli e grandi equivoci. Capita di tutto. Mesi fa ho ricevuto una mail di un blogger, mi scrisse che era offeso con me, perché aveva scritto un commento e io non gli avevo risposto. Nella mail gli ho fatto presente che il suo, appunto, era un commento, e non una domanda.

Facciamo un passo indietro: come sei arrivato ad aprire un blog?
Me l'hanno aperto, chiesi un sito e mi dissero, Prova con questo intanto. Ero un frequentatore del blog di Mozzi (http://www.giuliomozzi.com/), non mi attirava l'idea. Non mi piaceva la litigiosità che, sovente, vedevo emergere. Comunque, tornando a me, dopo che me lo aprirono provai, scrissi un post su Pasolini, (www.remobassini.it/archivio/?p=46) mi risposero, da allora ho continuato.

Avevi già pubblicato libri?
Erano già usciti i primi due romanzi, Il quaderno delle voci rubate e Dicono di Clelia. Quando aprii il blog stava per uscire Lo scommettitore, pubblicato da Fernandel.
Ma il blog si è rivelato determinante per l'ultimo libro pubblicato, La donna che parlava con i morti, casa editrice Newton Compton. Nell'agosto 2006 ero in Spagna, ospite di amici. E di notte, dormo poco e quindi scrivo di notte, avevo cominciato a scrivere questo libro. Ogni mattina, poi, andavo in un internet point e, caffè e sigaretta, per un'ora aggiornavo il blog e leggevo le mail. E sul blog, appunto, scrissi che stavo per scrivere un libro. Dieci giorni dopo, al mio rientro, mi telefonano dalla Newton. Hanno letto Lo scommettitore, hanno saputo dal mio blog che sto scrivendo un libro, mi propongono di pubblicarlo. Non avessi scritto quel post magari il libro che ha avuto più successo di vendite non sarebbe uscito, chissà.

Il tuo rapporto con la parola scritta è cambiato da quando hai un blog? È cambiato il tuo modo di scrivere?
Non credo. Piuttosto il blog mi serve. Chi scrive deve scrivere, oltreché leggere, tutti i giorni. La scrittura sul blog, comunque, è diversa, più vicina a quella giornalistica. Faccio post veloci, spesso non rileggo, non per altro l'ho chiamato Appunti.

In effetti, inizialmente il tuo blog si intitolava Appunti. Recentemente hai rinnovato la grafica e hai aggiornato il titolo (Altri appunti): cosa ti ha spinto a mettere in archivio una parte di te? Non credo che tu abbia ceduto al fascino del "blog 2.0"...
Il vecchio blog era diventato lento, chi voleva commentare doveva aspettare parecchi minuti. Dipendeva dal fatto che, nonostante fosse su una piattaforma di wordpress, era collegato a un server italiano.

Sei direttore di La Sesia, il giornale di Vercelli: la scrittura è la tua passione ma è anche il tuo mestiere. Questi anni di frequentazione in rete hanno cambiato il tuo rapporto con la scrittura giornalistica?
Non c'entra tanto le rete, c'entra, piuttosto, un discorso più ampio. Mi spiego. In alcuni blog, tempo fa, compariva la dicitura-precisazione "questo blog non è un sms". Invece la gente, ci piaccia o meno, rincorre la velocità e quindi la brevità, tanto in rete quanto su carta. Più in rete che su carta, credo. Non si riesce a stare dietro a tutto e quindi si legge, sì, ma in fretta. Per leggere un pezzo di fondo di Scalfari su Repubblica si impiegano venti minuti, per leggere un buon racconto in rete, idem. Dov'è il tempo? Bisogna anche andare a fare la spesa, fare due passi, andare dal medico, litigare con la moglie, portare a spasso il cane. Secondo l'Istat, ma mi riferisco a uno studio degli anni Novanta, l'ottanta per cento dei lettori di un giornale legge il titolo, guarda la fotografia, la didascalia, poi le prime righe. Per il resto non c'è tempo. Chi vuole dedicare tempo alla lettura, se va bene, legge un romanzo.
L'unica (grande) differenza tra scrittura in rete e scrittura giornalistica è, alla fin fine, la possibilità di interagire, penso ai blog e ai loro commenti, e di approfondire all'istante, penso ai link.
C'è poi il discorso temporale, che dovrebbe vedere la rete vincente rispetto all'informazione su carta. Se scoppia una bomba la rete te lo dice subito, la carta si fa aspettare. E questo, ogni tanto, fa dire a qualcuno che l'informazione su carta è moribonda. Non mi pare sia così, basta guardare cosa avviene negli Stati Uniti dove il numero di computer e blog e siti di informazione è nettamente superiore a quelli italiani. I grandi giornali stanno perdendo copie, ma quelli piccoli no.
Voglio dire qualcosa, ancora, sulla scrittura giornalistica. È facile dire, ed è una moda dirlo, che è la peggiore. A volte lo è perché non può essere altrimenti. Mi spiego. Se fai un post, anche di fretta, puoi sempre correggere eventuali castronerie. Se scrivi un libro per una casa editrice seria, oltre ad avere tutto il tempo che vuoi per leggere e rileggere e farlo leggere ad amici, c'è l'editing, la correzione delle bozze. Se scrivi un articolo su un giornale, e magari mancano pochi minuti alla chiusura, scrivi di fretta, magari detti dal telefonino, hai fame e voglia di andare in bagno ma non puoi perché occorre chiudere. Solo chi ha lavorato e lavora nei giornali sa che la scrittura giornalistica è ingiustamente criticata. E poi: quante volte, invece, si trovano imprecisioni ed errori su libri oppure in rete?

Che cosa ti ha insegnato l'esperienza del blog, sulla letteratura e soprattutto sulla letteratura on line?
Sto ancora imparando, cercando di capire. Di sicuro, l'esperienza dei blog e dei siti letterari è fuorviante. Non veritiera. Perché c'è un mondo troppo lontano dal reale. Mi spiego. Ci sono libri che hanno avuto grandi riscontri e dei quali in rete non c'è traccia, ci sono, invece, libri con tirature limitate, di nicchia, che in rete (ho in mente www.anobii.com) sembrano capolavori di cui tutti sanno. Poi c'è l'aspetto della scrittura in rete, che invece è interessantissimo. Si leggono "cose" migliori, di sicuro migliori, a certi libri. Purtroppo la rete e i blog sono limitati al "respiro breve": ché un romanzo in rete è illeggibile.

Ci sono dei siti, e in particolare dei blog, che leggi tutti i giorni?
No, vado a rotazione. Cerco sempre qualcosa di nuovo. A volte seguo certe discussioni su Vibrisse (http://www.vibrissebollettino.net/), Nazione Indiana (http://www.nazioneindiana.com/), La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/), le seguo ma a volte degenerano. Tra chi commenta c'è una gara ad emergere, o a darsi legnate, e alla fine si perde solo del tempo e non resta niente o resta poco. Preferisco tanti blog diario, racconti di vita vera. Ho in mente il blog di un'infermiera (http://tana-libera-tutti.splinder.com/), quello di un operaio interinale che è anche poeta (http://usermax.splinder.com/), quello di una mia amica che racconta la sua lotta contro il cancro (http://miokarma.splinder.com/), quello di una donna che invece dice della sua doppia vita, una in casa e l'altra con la persona che ama (http://dovesei.splinder.com/). Non li leggo tutti i giorni, anzi, a essere sincero più passa il tempo e meno tempo trovo per leggere i blog altrui.

Ci sono dei siti/blog che consiglieresti di leggere regolarmente?
Bella domanda, nel senso che è difficile rispondere. Faccio un po' come capita con i libri. Cerco di capire i gusti del mio interlocutore e poi, eventualmente, consiglio. A volte i blog fanno il giochetto della catena di sant'antonio per segnalare cinque blog, o dieci. Sono stato segnalato più volte, deludendo. Perché poi non ho continuato la catena. Insomma, non mi piace consigliare.

Tornando al tuo blog, ti capita di utilizzare del materiale che hai già pubblicato in rete, e di svilupparlo nei tuoi romanzi?
Nei romanzi no, ma sto meditando di curare una raccolta di racconti, alcuni dei quali sono stati scritti di getto e pubblicati sul blog.
Forse non è bello da dire, ma quando ho in mente cose particolari, che ritengo possano essere funzionali a un romanzo, le tengo per me.

Hai mai ricevuto commenti che ti hanno ispirato a tal punto da scrivere un post?
Marco Salvador ha scritto un commento sulla merda ma così poetico e così pieno di umorismo che l'ho incollato e trasformato in post. Altre volte, invece, ho postato commenti di persone che amano il sud e che non hanno paura di raccontare i mali del sud (un esempio: http://www.remobassini.it/archivio/?p=821#comment-18485).

Se fra tutti i post che hai scritto dovessi salvarne uno, quale sceglieresti?
Il post più doloroso. Ho riproposto sul blog la lettera che scrissi e pubblicai sul mio giornale quando mio fratello morì (http://www.remobassini.it/archivio/?p=806). Fu una decisione improvvisa. Sofferta. Ma se dovessi salvare un post, io salverei, quello.

E se dovesse arrivare il giorno in cui non riuscissi più a gestire il blog?
L'esperienza del blog, prima o poi, finirà. Rispondo a tutte le mail, se qualcuno mi chiede consigli editoriali lo faccio, chiedo magari di essere richiamato. Se posso leggo. Sono contento che nel 2009 usciranno due libri che ho segnalato alla Newton (un saggio e un giallo), e tutto questo arriva dal blog. Ma più passa il tempo, più aumentano gli accessi, e più diventa difficile gestire tutto ciò. Il giorno in cui non avrò tempo per rispondere a una mail mi sa che chiuderò.


bassini.jpgBIOGRAFIA

Remo Bassini si racconta così, nel suo blog: «Sono nato a Cortona il 23 settembre 1956. Era una domenica sera. L'infermiera, appena mia madre partorì, disse: Brava, che faccio in tempo ad andare al cinema. Erano mezzadri i miei genitori. Che nel 1958 si trasferirono a Vercelli. Mio padre venne assunto in fabbrica; mia madre, per concorrere al magro bilancio familiare, e far sì che ai figli (io, Silvia, che ha dieci anni meno di me, e Moreno, il più piccolo, che dall'agosto del 2005 non c'è più) non mancasse nulla, fece la donna delle pulizie per anni. E la portinaia, anche.
Ho una figlia, splendida e distante; si chiama Sonia, è nata il primo maggio 1980.
Scrivo.
Ho fatto tante cose: il cameriere, l'operaio, il disoccupato, lo studente (lettere a Torino) lavoratore (portiere di notte), l'attore dilettante, l'insegnate volontario in un carcere, il correttore di bozze.
Libri pubblicati: Il quaderno delle voci rubate (La Sesia, 2002); Dicono di Clelia (Mursia, 2006); Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton, 2007). ♦


 

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