Trentarighe: "Partita doppia" (ottobre 2007) E-mail

Trentarighe, il primo vincitore!

"Partita doppia",
di Gianpaolo Borghini

 

Cari lettori di Fernandel, mi pregio di comunicarvi che Gianpaolo Borghini vince la prima edizione di Trentarighe (ottobre) con un testo che si intitola proprio come il tema del mese: Partita doppia.

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Mi sembra un pezzo abbastanza efficace, anche se non gli mancano i difetti. Per cominciare con questi, quello che proprio non mi piace è l’uso pedante degli incisi tra due virgole, che potrebbero essere spostati nella frase, o eliminati, e che non mi sembrano funzionali al passo stilistico, che pure è composto, ragionevole, spiegato.
Partita doppia di Borghini però nel complesso ha un andamento proporzionato. Curiosamente diventa indolente e avventato quando il narratore si definisce genericamente “artista” (ma viene il dubbio che ci sia dell’ironia oppure un senso di mesta accettazione e consapevolezza riguardo all’inanità e all’endemica inconsistenza, e alla velleitarietà, se esiste la parola, del dirsi “artista”). Quella virgola assente dopo la parola “artista” spero non sia un refuso, perché provoca una stramba accelerazione che ottiene proprio l’effetto di mettere un accento e un cambio di ritmo sulla parola.
Bene, complimenti a Borghini.

In molti degli altri racconti ricevuti ho notato una cosa strana, soprattutto vista la ristrettezza delle trenta righe: una certa indecisione a entrare nel vivo. La tendenza a fare cappelli introduttivi o dare spiegazioni, o presentare con pedanteria l’io narrante.
Un cappello introduttivo, se non è rivelatore di un carattere decisivo della voce narrante, rischia di essere pedante in un racconto. Può spomparlo. E diventa ancora meno perdonabile quando c’è a disposizione una sola cartella, no? Conviene andare subito al sodo. Iniziando con l’azione, oppure con una descrizione che sia limpida e grezza nello stesso tempo, disponibile senza tanti filtri. Non riesco a spiegarmi meglio, ma il fatto è che un lettore vuole fare la sua parte. Almeno io sono così. Voglio immagini e fatti, mentre le spiegazioni, le conseguenze e i collegamenti, se ci arrivo, me li trovo da solo.
Mi viene in mente Carver, con i suoi inizi apparentemente incerti e invece verticali, nudi, che costringono a un’immediata attenzione. Leggete l’incipit di Penne (in Cattedrale, Minimumfax, 2002):
 

Questo amico che avevo sul lavoro, Bud, una volta ha invitato me e Fran a cena.

“Questo amico” vuol dire che il narratore ce l’ha bene in mente con precisione, di chi parla, ma si capisce già subito che non si prenderà minimamente la briga di raccontarci la rava e la fava su di lui prima di metterlo in scena. Perché non ha tempo e deve entrare nel vivo. Per cui o ci sbrighiamo noi a farci un’idea del contesto, o è come se perdessimo un treno. Bontà sua, Carver si degna a malapena di dirci che il tizio si chiama Bud, e ci ritroviamo già a cena con lui e una certa (o un certo) Fran.

Bene. Vorrei infine segnalare altri testi interessanti, diciamo quelli che ho considerato i finalisti nella mia scelta:
- Biro di Manuel Cortez (un dialogo in stile didascalico alla Pavese dei Dialoghi con Leucò), che non ha vinto solo per un certo eccesso di complicazione;
- Fisco e morte di Mauro Verzeletti, che immagina San Pietro intento a computare l’evasione fiscale complessiva di un neo-morto, per tradurla in anni di purgatorio;
- La Svizzera di Nicola Testa, in forma di articolo o reportage, ben scritto fino a un certo punto ma con una chiusura un po’ sbrodolata d’aggettivi generici.

Spero che tutti i partecipanti, e a maggior ragione i finalisti di questa edizione, si cimentino anche nelle prossime. Sicuramente molti (tutti?) non saranno d’accordo con i miei gusti. Ma la rubrica è mia!
No, no, va bene, possiamo parlarne nel forum.
Presto si saprà il tema di novembre.

Michele Governatori


 


Partita doppia 

di Gianpaolo Borghini  



Dare/Avere.
Con Flora non mi è mai stato chiaro se le entrate e le spese fossero almeno in pari. Forse perché non sono un ragioniere, ma un artista non mi è mai importato chiudere il bilancio. Mai fino ad ora.
Improvvisamente ho avuto l’impressione che nei suoi confronti le uscite, per me, superassero di gran lunga le entrate. Tutto in un istante, senza cercarla, ho avuto la netta sensazione che il nostro rapporto fosse, da sempre, in perdita profonda per me e in guadagno stratosferico per lei.

Siamo seduti sul divano bianco di casa mia, lei sta bevendo un succo d’arancia, la TV è accesa con il volume azzerato sulla figura corpulenta di un grande cantante, un grande artista, morto da poche ore. Flora sta parlando di un’amica comune che, nemmeno trentenne, sembra abbia un brutto male e che, probabilmente, dovrà seguire la sorte del grande artista entro pochi mesi.
Sento che mi dispiace per il grande artista e anche per l’amica. Mi chiedo che cosa proverei se fosse Flora ad avere un brutto male e la risposta è: “Nulla”. È talmente “Nulla” che non mi sembra nemmeno di provare rimorso per questa certezza.
Allora mi alzo, senza dire nulla, vado in cucina a prendere l’unico coltello serio fra le mie misere stoviglie da single. Torno in sala, dove Flora continua a parlare con enfasi dell’amica moribonda: non può immaginare che lei morirà prima dell’ammalata. Infatti, senza che si accorga di niente, con una mossa fulminea, le taglio la gola. Incasso la sua espressione stupita a saldo parziale di quanto le ho dato senza avere niente in cambio.
Adesso sto aspettando i carabinieri, li ho chiamati io, ma non so se ho fatto bene. Io ho solo bisogno di qualcuno che mi aiuti a confermare la mia impressione, ma non so se loro sono abbastanza forti nella partita doppia. ♦


giampaolo_borghini.jpgGianpaolo Borghini è nato nel 1968 e vive a Ferrara. Tra gli italiani di oggi, ama leggere Tabucchi, Eraldo Baldini e il concittadino Roberto Pazzi, che frequenta.
Il suo libro Fernandel preferito è
Lo scommettitore di Remo Bassini. Il suo romanzo Il bambino dei miracoli dovrebbe uscire presto con l’editore Giraldi di Bologna.












 

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