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Trentarighe (il regolamento) |
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Trentarighe (Il regolamento)
Trentarighe è la
rubrica che ospita un testo tra quelli inviati a
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, e
attinenti a un tema specificato di volta in volta insieme al commento del testo
vincitore.
Di norma 30R ha un’edizione ogni due o tre mesi. I testi devono essere lunghi
al massimo 1.800 caratteri inclusi gli spazi. Devono essere incollati
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valido entro il 20 del mese specificato nel commento dell’edizione precedente. È gradito che il titolo della mail
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I testi inviati possono essere racconti, ma non necessariamente. Possono anche
arrivare lettere, manuali, articoli in forma giornalistica, definizioni o
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Trentarighe non manda ricevute di lettura e si riserva di escludere dal
concorso le mail che ne chiedono. Chi non finisce tra i vincitori o i citati
non è vittima di un disguido elettronico, ma degl'infidi gusti di Michele
Governatori, il curatore, che sceglie in autonomia, anche rispetto alla redazione
di Fernandel, il pezzo da pubblicare, e lo correda di un suo commento.
Trentarighe non è tenuto a contattare gli autori dei testi che non rispettano
questo regolamento. Si limita a cestinarli.
Tutti possono dire la propria sul forum della casa editrice, nel topic Trentarighe, dove gli autori di volta in volta citati
nel commento mensile sono anche invitati a pubblicare il proprio brano.
Ultimo aggiornamento: ottobre 2011
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Commenti
Queste considerazioni, Marco arrivò a farle all?età di quarantacinque anni, davanti alla telecamera di una trasmissione tv.
Dopo che era uscito il suo ultimo romanzo di grandissimo successo, nel quale raccontava la storia di un ragazzo e del padre che si riavvicinano blabla, aveva partecipato a varie interviste. Ovviamente, in ognuna di queste interviste, una domanda era d?obbligo:
Qual?era il suo sogno da bambino?
Allo stesso modo, la risposta di Marco era sempre la stessa:
Beh, a me è sempre piaciuto molto scrivere e, dopo aver letto i libri di Jules Verne, ho sempre sognato di fare lo scrittore.
L?aveva ripetuto talmente tante volte che, mentre diceva questa formula, le parole perdevano di senso.
Quel giorno era alla terza intervista e il giornalista gli aveva appena posto la domanda standard.
Per qualche strano motivo, però, il meccanismo si inceppò e a Marco venne in mente quanto, da ragazzo, aveva sognato di diventare un batterista di successo. Gli venne in mente quando ascoltava, incantato, le rullate di Matt Cameron e quando aveva comprato le sue prime bacchette.
Pensò che quella che raccontava del sogno di fare lo scrittore era una teoria che aveva inventato a posteriori, perché stava bene nel personaggio che si era costruito.
Corrucciò la fronte e poi rispose:
Beh, a me è sempre piaciuto molto scrivere e, dopo aver letto i libri di Jules Verne, ho sempre sognato di fare lo scrittore.
Aggirò il suo sogno e lo ingannò.
Ai lettori bisogna scrivere quello che si vuole ma è meglio dire a parole quello che vogliono sentirsi dire.
Non c'è inganno in tutto questo naturalmente, è solo che la natura delle parole scritte si presta alla comprensione, mentre quella delle parole parlate si presta alla circonvenzione.
Non me ne vogliano i lettori che amano non solo leggere ma anche ascoltare le parole (tra i quali ci sono anch'io ovviamente), ho solo detto circonvenzione, non ho mica detto circonvenzione d'incapace...
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