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Trentarighe - maggio 2011 - «Spezzato»
Eccoci a Trentarighe, in ritardo per colpa del curatore.
Alessandra De Stefano con Spezzato. Come. fa una carrellata di costume che mi sembra un po’ inessenziale e legata solo blandamente al tema del mese.
Più in tema Luca Ciavatta in Spezzato. Che in questo duro pezzo parla di malati terminali di tumore, e di come la malattia imponga al malato e ai suoi congiunti di colpo una nuova lingua, un nuovo codice fatto di termini – ma anche di competenze – prima non frequentate.
A Monica Tantardini (Il pirata) il termine “spezzato” ricorda giustamente l’uso convenzionalmente retorico che ne fanno i cronisti riguardo alle morti per incidente stradale (“una vita spezzata”). Idem presso Andrea Luce in La vita completa, dove addirittura il protagonista è proprio un linguista.
E ancora stessa terminologia in Cara Lea di Rosalia Messina, dove quel che non mi piace è l’espediente narrativo: una lettera tra fratelli dove si ripercorrono anni di vita. Ma non è credibile che un corrispondente scriva all’altro ricordandogli in modo sistematico cose che l’altro sa già, no? Quello dei dialoghi troppo informativi – qui per la verità il dialogo è distanza – è un tranello narrativo classico.
Non sono sicuro di aver capito cos’è “spezzato” in Io e lui di Luciana Zennaro. L’idea del racconto però è bella: il rapporto tra un cuore e la sua padrona, raccontato come se fosse quello tra lei e un cane pieno d’energia. E il testo mostra la solita padronanza narrativa di Luciana, che però in un punto secondo me, quando cita per la seconda volta il cuore, ha un unico momento di pedanteria (il pezzo è costruito su un’analogia che può trarre in inganno, ma il dubbio del lettore sarebbe comunque già risolvibile senza il chiarimento in questione).
La padronanza narrativa non manca nemmeno a Pierangelo Consoli con Correva sul cuore del rumore, in particolare è bella la chiusura, anche se i riferimenti specifici (in questo caso al mondo della musica) rischiano di ridurre l’ampiezza di fruibilità del testo. Che inoltre a me risulta troppo lungo di una cinquantina di caratteri, il che mi ha tolto d’impaccio riguardo alla scelta del vincitore.
Fragile di Antonino Alfò ha un piglio più classico, con notizie suggerite con una certa grazia e discrezione, un pezzo ben scritto. (Consiglio ad Antonino di limitare al minimo le “d” eufoniche tra vocali differenti, che non servono a nulla e danno un’aria un po’ polverosa, no?)
Chi vince Trentarighe Spezzato?
Vince Luciana Zennaro, per l’inventiva e l’efficacia del suo pezzo.
Il prossimo Trentarighe s’intitolerà “Vermi”, e il racconto vincitore dovrà arrivare entro il 20 settembre per essere pubblicato a ottobre. (Facciamo quindi una pausa estiva). Mi raccomando il regolamento.
Io e lui
di Luciana Zennaro
Il mio cuore si alza alla mattina prima di me e si affaccia al balcone per annusare l’aria del giorno nuovo. Se è sole, è come un cucciolo rissoso e indisciplinato, impazzito di gioia perché è l’ora di uscire e andare per le strade. Cammina sempre un passo davanti a me, a destra a sinistra ritorna sui suoi passi, trotterella impaziente di aspettarmi, con un’aria che mi sa un po’ di rimprovero. A volte lui ha già girato l’angolo e io ancora gli arranco dietro, col fiato un po’ corto. È che non sono abituata, nemmeno dopo tanto tempo, a dargli retta, vorrei che lui si adeguasse a me. Sono io la padrona, no? Io sono pigra, paurosa e prevenuta nei confronti del mondo, sempre alla ricerca di un equilibrio impossibile da trovare, almeno come lo vorrei io, definitivo e stabile. Invece tocca accontentarsi di camminare sul filo, cercando di non guardar giù per non cadere. Siamo uno, io e il mio cuore, e siamo due. Credo che ci sia stato uno sbaglio all’inizio, che mi sia toccato il cuore di qualcun altro, uno più capace, più intelligente e coraggioso, uno di quelli che sorridono e dormono anche con la porta aperta. (Io solo a doppia mandata). Però so che questo cuore curioso e pasticcione soffre, con me, e me ne dispiace un po’. Gli vado stretta. Domani lo porto a fare un giro senza guinzaglio e, se scappa, non lo rincorro più.
Luciana Zennaro è nata a Chioggia e insegna italiano e latino al liceo. Ha già vinto altre edizioni di Trentarighe.
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