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gennaio 2010 |
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Astrazioni: l'oroscopo letterario di Marta Casarini (gennaio 2010)
CAPRICORNO (22 dicembre - 20 gennaio)
Amici del Capricorno, appartenete al segno del mese! Già questo dovrebbe arrecarvi grosse soddisfazioni. Meno male, visto che i pianeti nel 2010 vi renderanno la vita maledettamente difficile. Potrà succedervi di tutto: dal ricevere una promozione a rimanere invischiati per mesi nell'esame di Estetica, da riuscire ad addomesticare una moffetta a essere - verso gennaio - addirittura il segno del mese. Preparatevi a dover affrontare i nodi mai sciolti e le angustie mai risolte che da sempre procrastinate, nascondendole nella federa del cuscino del salotto. Non crediate che i pianeti non se ne accorgano. Lo sanno eccome, specialmente Nettuno: è lui che ogni sera si addormenta sul divano, e non il gatto, come avete sempre creduto.
Voi del Capricorno adorate crogiolarvi nel pessimismo come un fusillo nel sugo al tonno: cercate di evitarlo, soprattutto verso la fine di febbraio, quando Marte deciderà di farvi visita e di far prendere la candida a tutti i pesci del vostro acquario. Saranno questi i momenti che dovrete affrontare senza tema, tirando fuori l'orgoglio e i medicamenti omeopatici del dottor Boiron. Grazie al proverbiale rigore che vi contraddistingue, riuscirete a far fronte a tutto, anche alle rate del mutuo, al vicino che vi ruba la posta e ai temibili Arieti.
Consiglio letterario aggira ostacoli: Contrattacco di Susan Faludi
Consiglio di Nettuno: per favore, la notte spegnete la luce in corridoio, se no mi sveglio.
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E allora buon anno |
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Un anno a Casale Nuovo
(una rubrica di Francesca Violi. Gennaio 2010)
E allora buon anno
«Benvenute nel vostro regno!»
Denis è figherrimo in smoking. Ci fa strada nello stanzone, tra le file di appendiabiti carichi di grucce coi cartellini numerati. «Seicento e rotti. E io spero proprio di riempirle tutte. Da quello che dicono i PR, mi sa che ci siamo»
«Bravo micio» dice Eva toccandogli il culo, «vedrai che sarà un successone da stiro».
«Mi raccomando, ragazze» fa lui, e ci ripete ancora quanto è importante che non ci siano casini al guardaroba, che è contento che ci siamo noi, eccetera.
«Ma sì, micio, tranquillo... Guarda qui invece!» Eva ci strizza l'occhio: «Ragazze, pronte? Via!»
Tutte e cinque insieme ci togliamo i cappotti; Eva il suo lo lascia addirittura cadere in terra, anche se è bianco: «Ta-daa!»
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Un giorno feriale |
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Un anno a Casale Nuovo
(una rubrica di Francesca Violi. Gennaio 2010)
Un giorno feriale
La sveglia. La sveglia. La sveglia. La sveglia.
E taci! Sveglia di merda.
Mi sbatto giù dal letto. Fuori è buio, non si capisce se è nuvolo o no, però non piove.
Caffè. Non ho tempo per mangiare.
Garage, macchina, sigaretta.
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Il cuore sotto al camice (gennaio 2010) |
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Il cuore sotto al camice. Storie di medici e pazienti
(una rubrica di Patrizia Rocchi)
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Ancora Natale
Infila le chiavi nella porta, appena il tempo di far scattare la serratura e subito la sua voce lo raggiunge. «Luca, sei tu? Hai preso tutto? Ti sei ricordato le coccarde?»
Fa un respiro profondo e lascia andare le buste in terra. Infila l’ombrello nel portaombrelli e allontana dalla fronte una ciocca di capelli fradicia. Poi riprende le buste e le va a poggiare sul tavolo della cucina. Le risposte gli arrivano in automatico, non deve neppure pensarci, né calibrare le parole. Mantiene la voce calma, con un tono pacato, priva di note di rimprovero o anche solo di disagio. Moderatamente affettivo, controlla le pause nella frase e persino il respiro durante il discorso. Lo controlla senza sapere di farlo, un po' come quando al mattino mette lo zucchero nel caffè e poi lo mescola nella tazza. Sua moglie è nell’altra stanza. Elena è molto bella, seduta su quel letto perfettamente pettinata e truccata, e molto particolare.
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Trentarighe "Sete" (gennaio 2010) |
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Trentarighe - gennaio 2010 - «Sete»
Alberto Caprara in Deserto d’acqua con un filo di retorica racconta la sete di una traversata in mare di migranti. L’epilogo, con la sferzata drammatica, forse è più riuscito della prima parte dove invece ci sono un po’ troppi automatismi (compresa una serie di contrari allineati, «giovani e anziani, magri e grassi. Allegri e disperati»).
La ritirata di Mario Rossi segue il ritorno di alcune truppe dalla campagna di Russia nella seconda guerra mondiale. Il suo classicismo forse rasenta in qualche punto pericolosamente luoghi comuni espressivi, ma il pezzo resta piacevole.
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