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Libri da evitare: "Sabbia" |
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Libri da evitare
di Giancarlo Tramutoli
Scaricalo e stampalo
Romano Battaglia, Sabbia, Rizzoli, 159 pagine, 16,00 euro
Quando son davvero sfiduciato, stanco, quasi disperato perché non trovo il libro giusto per questa crudele rubrica, mi viene in soccorso, come ultimissima spiaggia, il pensiero che per fortuna ogni anno c’è sempre un libro di Romano Battaglia. Lui sì che è una certezza per questa rubrica. Lui non mi delude mai. Sta lì da decenni a scrivere (e a vendere) il suo libretto così pieno di ingenue banalità, di tenere nefandezze, che lui, il Battaglia, pur perdendo da sempre la Guerra letteraria, sta lì indefesso (non è un’offesa, eh?) a combattere nella trincea del kitsch più puro e inossidabile. Grazie Romano. Grazie perché quando mancano pochi giorni alla scadenza del pezzo, solo tu mi puoi salvare. E infatti. Eccola, fresca fresca di stampa la sua ultima fatica. Sabbia (titolo perfetto come ultima spiaggia).
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"Recensiamo i recensori" (14ª parte) |
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Recensiamo i recensori (quattordicesima parte) di Elio Paoloni Scaricalo e stampalo Il coraggio della poesia
Facile sparare sui poeti, «gente impettita e spocchiosa che già dalla prima plaquette si mette in attesa del premio Nobel». È così che li dipinge Attilio Lolini nella prefazione a Versi pure, grazie di Giancarlo Tramutoli (Manni). «Defunti tre o quattro monumenti semoventi della lirica ufficiale che la mattina s’alzavano presto per conferire con il sole» osserva «oggi non c’è un poeta che sia noto fuori dal proprio condominio, né una poesia che sia in qualche modo ricordabile dalle genti. Tuttavia i vicepoeti in servizio permanente effettivo, numerosi più dei lettori, trafficano giorno e notte per ottenere recensioni, premi, coppe e croste di pittori in cassa integrazione, diplomi e quant’altro sia esponibile nel salotto delle loro abominevoli abitazioni».
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Confessioni di una blog dipendente (4ª parte) |
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Una rubrica di Silvana Rigobon (quarta parte)
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Ne è passata di acqua, fra le maglie della rete, dai tempi della mia prima immersione. Alcuni dei blog che seguivo regolarmente non esistono più, altri hanno rallentato i ritmi di pubblicazione; nuovi blog, di cui molti degni di nota, affiorano di continuo. È il ciclo naturale dell’ecosistema in un oceano virtuale dove stanno nascendo anche dei progetti di “editoria anfibia”, che fanno da ponte fra la rete e la terraferma, approdando su carta.
“La carta non è tutto (ma aiuta)”: è lo slogan del neonato vibrisselibri (www.vibrisselibri.net). Metà casa editrice e metà agenzia letteraria, nasce da un’idea di Giulio Mozzi, che il 16 giugno 2006 lancia su vibrisse, il bollettino letterario da lui curato (www.vibrissebollettino.net), un invito rivolto a lettori e collaboratori, in cui spiega il progetto e chiede adesioni all’iniziativa.
Rispondono una cinquantina di persone che offrono disponibilità, professionalità, tempo e soprattutto passione per lettura e scrittura. Vengono in gran parte dal mondo dell’editoria e del giornalismo: ci sono traduttori, editor, ma anche insegnanti, programmatori, avvocati, studenti… Rispondono all’appello anche un pensionato, un dentista, un’infermiera.
«Faccio vibrisselibri perché mi piace navigare e pescare buoni libri» dichiara Annamaria Manna (insegnante di tedesco e guida internet), in un post del 2006, intitolato “C’è sempre un motivo”: «Faccio vibrisselibri perché voglio prestarmi ai libri», scrive Claudio Ambrosi (bibliotecario); e Manuela Perrone (giornalista): «Faccio vibrisselibri perché aspettavo Godot». Chiude Giulio Mozzi, serafico: «Faccio vibrisselibri perché o lo faccio adesso o mai più».
Il gruppo di volontari si è costituito in associazione senza scopo di lucro e si è organizzato come una vera casa editrice: è stato creato un comitato di lettura, coordinato dallo scrittore e traduttore Lucio Angelini con la collaborazione di Luca Tassinari, che visiona e seleziona i testi inviati (vengono accettate sia opere letterarie che di saggistica); si è aggiunta una redazione composta da editor, traduttori e redattori editoriali, un ufficio stampa, un ufficio promozione.
Agli autori dei testi scelti dal comitato di lettura viene proposto un contratto che autorizza vibrisselibri a pubblicare il loro testo in rete e a ricercare un editore cartaceo. Il testo on line, protetto da licenza copyleft, è a tutti gli effetti un libro (già impaginato, con tanto di copertina), che il lettore può scaricare in formato pdf e che viene promosso presso la stampa, le case editrici e le agenzie letterarie italiane e straniere. Il servizio di lettura e la valutazione fatta dalla redazione, l’editing, la pubblicazione on line e la promozione sono gratuiti.
Nel sito vibrisselibri si trova anche il Manifesto che spiega gli obiettivi e la genesi di un progetto unico nel suo genere in Italia, pur riconoscendo il debito nei confronti dell’esperienza importante e antesignana del collettivo di scrittura Wu Ming (www.wumingfoundation.com).
Vibrisselibri è il logico evolversi dell’esperienza di vibrisse, che, da microrivista spedita via mail degli esordi, è andata trasformandosi via via in blog, quindi in “condominio letterario virtuale”, crescendo in un humus fertile che ha dato vita, fra gli altri, a Bottega di lettura (http://www.vibrissebollettino.net/bottegadilettura), un blog collettivo che viene definito “la culla di vibrisselibri”.
In vibrisselibri sono già disponibili due testi scaricabili gratuitamente in formato pdf: la prima parte de L’organigramma di Andrea Comotti, «grande noir fantastico sulla strage di piazza Fontana», inaugura la collana di narrativa intitolata “Sans papier”, che si propone di ridare cittadinanza nella Repubblica delle Lettere a opere letterarie rifiutate da editori tradizionali, perché giudicate rischiose nei contenuti, nella forma o dal punto di vista economico. Sul versante saggistico troviamo Una tragedia negata di Demetrio Paolin, sulla narrativa ispirata agli anni di piombo, che si è già meritato una recensione sul “Corriere della Sera” (cosa impensabile, fino a poco tempo fa, per un testo non ancora stampato su carta) e che inaugura la collana “Anfibi”. I due lavori sono stati presentati ufficialmente a Milano il 12 dicembre, anniversario della strage di piazza Fontana.
Per chi dovesse chiedersi se ha senso, per un qualsiasi editore, pubblicare su carta un testo già pubblicato in rete, ecco la risposta di Mozzi: «Non c’è identità tra il pubblico dei lettori e il pubblico dei “navigatori”: difficilmente chi ha più di una certa età usa l’internet; e molti vi ricorrono quasi solo per necessità immediate (biglietterie, informazioni veloci ecc.)». Si parla anche del ruolo fondamentale del passaparola della rete, il tam tam virtuale che in alcuni casi è riuscito a creare veri e propri “casi letterari”, che conferiscono all’autore forza contrattuale.
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Altro progetto di “editoria anfibia” che si sta realizzando in queste settimane è il passaggio dalla rete alla carta de Il primo amore (www.ilprimoamore.com), la rivista di critica letteraria creata, fra gli altri, da Tiziano Scarpa, Antonio Moresco, Dario Voltolini e Carla Benedetti nel gennaio del 2006. E proprio con Tiziano Scarpa abbiamo discusso dell’origine della rivista e della nascita della versione cartacea.
Come è nato il nome della rivista? Non essendoci dichiarazioni di intenti nel sito, suppongo che l’espressione “Il primo amore” sia anche una specie di manifesto.
Abbiamo scelto il titolo di uno dei canti leopardiani. La grafia stessa della testata è presa dai manoscritti autografi di Leopardi, sono parole scritte di suo pugno. Nel Primo amore Leopardi ricorda quanto lo stupì, vivendola per la prima volta, la forza che poteva sprigionare la passione amorosa. Nel nostro caso, l’amore con cui ci misuriamo vuole essere il “primo” non tanto in ordine di tempo, bensì di importanza: vogliamo dedicarci alle cose che contano di più, alle passioni e agli interessi primari, ad alcuni dei temi secondo noi più rilevanti di quest’epoca.
Come nasce la scelta di fare il salto dalla rete alla carta?
È un’idea che abbiamo avuto fin da subito, un anno e mezzo fa: ci siamo uniti non solo per dare vita a un sito, ma per fare varie attività in canali diversi. D’altronde era una caratteristica che ci contraddistingueva anche ai tempi di Nazione Indiana: abbiamo organizzato convegni, incontri, spettacoli teatrali, girato dei video. Da fuori, sembra che la rivista su carta arrivi dopo, ma è soltanto perché, ovviamente, è stato un po’ più complesso realizzarla rispetto al sito.
Per quale motivo fin dall'inizio avete preferito non avere i commenti in rete?
Non avremmo proprio il tempo di seguirli sempre, e questo potrebbe essere scambiato per disinteresse verso i commentatori. E poi non vogliamo fornire pretesti per innescare conflittualità fini a se stesse, che sono una perdita di tempo per tutti, come si vede quotidianamente on line. Mettere in piedi un sito, un blog, è gratis e richiede pochi minuti, quindi chiunque si sente veramente motivato può dire la sua in qualsiasi momento.
Come mai avete iniziato con un appello per riaprire il processo di Pasolini?
Alcuni di noi, soprattutto Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti, hanno cominciato a lavorarci dall’estate del 2005, in vista del trentennale della morte di Pasolini, quando il nuovo sito ancora non c’era e ci riunivamo per proseguire un’attività comune dopo l’uscita da Nazione Indiana. Quell’appello è stato un modo per non limitarsi a celebrare Pasolini o a discutere sulla sua eredità, ma per contribuire a cercare di ottenere ciò che gli spetta: innanzitutto verità e giustizia sul suo assassinio. È uno dei nostri “primi amori”: al tempo stesso un’emergenza, una passione, un dovere, una proposta civile. Il primo numero della rivista cartacea conterrà in appendice l’elenco completo delle adesioni. Ci sono intellettuali e artisti di tutto il mondo.
Che periodicità avrà la rivista cartacea?
Trimestrale. Il primo numero uscirà all’inizio del 2007.
Puoi anticiparci i contenuti del primo numero?
Preferirei che fosse una sorpresa per i lettori. Sai, viviamo nell’epoca delle anticipazioni. La cosa vera e propria, quando arriva, è l’ultimo anello di una catena di riassunti, assaggi, anteprime che, con la scusa di diffondere una novità, in realtà ne erode la forza d’impatto. Ti posso dire comunque che si tratterà di numeri tendenzialmente monografici, con un tema principale. I materiali saranno tutti inediti, ma ci riserviamo eventualmente la possibilità di riproporre su carta anche qualcosa di già pubblicato in rete.
Cosa sarà ora del sito? E quali saranno le maggiori differenze tra la versione cartacea della rivista e il sito originario?
Come ti dicevo prima, il progetto di fare una rivista cartacea è nato insieme a quello di avviare il sito. Non deriva da riflessioni su un’eventuale insufficienza della comunicazione in rete. Il sito continua come prima: diciamo che fa da laboratorio e collaudo per quelli che potrebbero diventare temi e contenuti della rivista cartacea. Voglio dire che le emergenze dei temi che si presentano nel corso del tempo, lo sviluppo ricorrente di alcuni argomenti, ci spingono a riprenderli e ampliarli nei numeri monografici della rivista. ♦
© Copyright 2007 Silvana Rigobon (originariamente pubblicato su "Fernandel" n. 59, gennaio-marzo 2007)
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