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16. Francesca Bonafini |
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Riassunto delle puntate precedenti
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Le fonti di informazione dei vampiri sono evidentemente molto attendibili. Forse che le notizie arrivano loro in via diretta dall'inferno dove si sa tutto di tutti con inappuntabile precisione? È plausibile. Avrà fatto chiacchiere qualche diavolo pettegolo a voce tanto acuta e sguaiata al punto da spingere le onde sonore a propagarsi fino alla superficie della crosta terrestre e sbucare direttamente nel centro di Foggia? Oppure le Malebolge si saranno ormai modernizzate e organizzate in un ufficio stampa efficiente che compila mailing-list di vampiri e demoni e sciacalli e avvoltoi per tenerli sempre al passo con le novità e gli avvenimenti da non perdere? Partirà dalla città di Dite un bollettino settimanale ben curato e impaginato, marchiato con il logo Satana Edizioni? È verosimile. Sta di fatto che il Transilvano delle Puglie sa. Il Transilvano sa sempre tutto. Sa che a Pescara è in atto un incontro tra le ex stelle del famoso sceneggiato televisivo che furoreggiò nell'Italia degli anni Ottanta. Mila è dunque a Pescara. A portata di canini. Ah, che meraviglia. E cosa sarà mai per un vampiro della sua risma percorrere un piccolo tratto di autostrada e raggiungerla per cibarsi di lei? La sete di sangue chiama.
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Come libertà comanda (gennaio 2011) |
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Come libertà comanda (una rubrica di Marco Candida. Ottava puntata)
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13. Gianluca Morozzi |
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Tracciando a questo punto una linea immaginaria che dall’hotel Edelweiss si sposta in direzione ovest, una linea che, diciamo, tende a uscire da Pescara, segue la statale 16 in direzione Chieti, prende il raccordo autostradale, imbocca la Roma-L’Aquila in direzione Roma, sfiora Torricella Peligna dedicando un ricordo al grande scrittore John Fante – nei limiti delle dediche che può fare una linea –, percorsi 105 chilometri si immette sulla A24, percorsi 79,9 chilometri esce verso via Tiburtina, fa una rischiosa inversione a U, continua su piazza delle Crociate, continua su via della Lega Lombarda, prosegue un noioso e trafficato percorso tra via Catania, via Bari, via Morgagni – e qualunque lettore che sia arrivato a via Morgagni senza addormentarsi e senza saltare le righe merita il nostro plauso incondizionato –, prosegue per eccetera eccetera, svolta a destra in via Tevere, ecco, via Isonzo, siamo arrivati dove dovevamo arrivare. Bravi che avete resistito fino qui, a seguire un deficiente che per buttar giù un quarto di pagina si mette a consultare google maps.
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14. Luca Martini |
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Mettiamo ora che la minzione di Plastino duri più del previsto.
Mettiamo anche che Bergodi discuta al cellulare così animatamente con la moglie che una signora che abita al terzo piano, stanca per il turno di notte, gli scaraventi di sotto un secchio d'acqua gelata al grido: «Aò, voglio dormì, statte zitto».
Cosa salta fuori?
Di certo un uomo (Bergodi) fradicio e incazzato, con un cellulare che non funziona più e i pesci rossi che galleggiano nel display tra la moglie e la figlia, immortalate nel giorno dell'ultimo capodanno. Inoltre, un silenzio innaturale (Plastino), che esce dalla finestra del bagno, si trascina lungo le strade e si perde nei giardini di villa Borghese.
«Porca puttana, guarda qui che casino, cazzo» dice Bergodi scuotendo la testa come un cane. Se ne sta a braccia aperte davanti alla porta d'ingresso, a guardare in alto per cercare di capire chi possa essere stato.
«Da dove è arrivata la secchiata? Se ti becco ti rovino» grida guardando verso l'attico. Gli risponde una sonora pernacchia, lunga più del dovuto, che gli fa salire il sangue al cervello, intasandolo del tutto.
«Porca puttana» dice strizzandosi la giacca e consultando in maniera scomposta i nomi dei campanelli. «Adesso come faccio? Quando Plastino mi vede conciato così... Plastino...» dice, e pronunciando quel nome si rende conto che ormai sono passati più di dieci minuti da quando ha dichiarato di aver bisogno del bagno.
Non può essere normale, sarebbe la pisciata più lunga della storia.
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Come libertà comanda (dicembre 2010) |
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Come libertà comanda (una rubrica di Marco Candida. Settima puntata) Made in Usa Mi dico che tutto sommato essere andato a Las Vegas per ben due volte, aver fatto visita alla strip di Atlantic City e avere in programma di visitare Disneyland in California o DisneyWord in Florida (se non tutti e due già che ho soldi da bruciare nel caminetto) fa parte d’un atteggiamento di chi vuole penetrare appieno l’essenza della cultura americana. Poi c’è un’altra parte di me che semplicemente si dice che è una fesseria e che dopotutto questo interesse c’è solo perché sono un Peter Pan e perché magari nella prima infanzia sono stato a scuola dalle suore e giocavo a palla avvelenata, a tiro alla fune ed ero un campione alla corsa con i sacchi nonché un ottimo interprete di calcetto e di uno sport impegnativo come il ping-pong. Magari tutte queste attività ricreative svolte in quel mondo zuccherato che era l’istituto San Giuseppe di Tortona mi sono rimaste dentro – compresa la tessera di giornalista che ho ricevuto a sei anni per il giornaletto il Trenino Carico di e alle volte mi viene proprio da pensare che senza quella tessera e quel giornaletto mai avrei cominciato dieci anni più tardi con Hemingway e poi a mettermi in testa di voler fare lo scrittore.
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