16. Francesca Bonafini E-mail

 



        passaparola

    Sette stelle nel cielo di Roma 

    Sedicesimo capitolo

    Francesca Bonafini (gennaio 2011)

 

Riassunto delle puntate precedenti        

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Francesca Bonafini

Le fonti di informazione dei vampiri sono evidentemente molto attendibili.
Forse che le notizie arrivano loro in via diretta dall'inferno dove si sa tutto di tutti con inappuntabile precisione? È plausibile.
Avrà fatto chiacchiere qualche diavolo pettegolo a voce tanto acuta e sguaiata al punto da spingere le onde sonore a propagarsi fino alla superficie della crosta terrestre e sbucare direttamente nel centro di Foggia? Oppure le Malebolge si saranno ormai modernizzate e organizzate in un ufficio stampa efficiente che compila mailing-list di vampiri e demoni e sciacalli e avvoltoi per tenerli sempre al passo con le novità e gli avvenimenti da non perdere? Partirà dalla città di Dite un bollettino settimanale ben curato e impaginato, marchiato con il logo Satana Edizioni? È verosimile.
Sta di fatto che il Transilvano delle Puglie sa. Il Transilvano sa sempre tutto. Sa che a Pescara è in atto un incontro tra le ex stelle del famoso sceneggiato televisivo che furoreggiò nell'Italia degli anni Ottanta. Mila è dunque a Pescara. A portata di canini. Ah, che meraviglia. E cosa sarà mai per un vampiro della sua risma percorrere un piccolo tratto di autostrada e raggiungerla per cibarsi di lei?
La sete di sangue chiama.

 
Come libertà comanda (gennaio 2011) E-mail

Marco Candida

Come libertà comanda

(una rubrica di Marco Candida. Ottava puntata)

 

 

 

Neve
Quando Elizabeth e io ci spostiamo per andare dai suoi genitori a Red Wing o a trovare Ann, Paul e Max a Chicago ci capita giocoforza di rimanere nella sua Focus per ore (ci vogliono sei ore per arrivare a Red Wing – dove si confezionano scarpe bellissime e c’è un museo di pentole e stoviglie, in cui a Red Wing sono altamente specializzati – e ce ne vogliono dodici per arrivare a Chicago) e così per ammazzare il tempo, specialmente quando fuori dai finestrini, mentre attraversiamo il North Dakota, il Minnesota, il Wisconsin fino all’Illinois c’è solo neve a rendere monotono il paesaggio, quando non ne possiamo più di ascoltare musica delle stazioni radio (ogni volta che arriviamo in prossimità di Minneapolis-St. Paul ci sintonizziamo su una stazione che trasmette solo musica jazz; altrimenti per lo più ascoltiamo valanghe di musica classica, o dal cd-case di Elizabeth, fra la trentina di cd a disposizione tiriamo fuori quasi esclusivamente Beatles, Stevie Wonder, Michael Jackson e qualche volta, ma più raramente, Patsy Cline), quando non c’è nient’altro da fare che ascoltare il rumore del tergicristalli, io comincio a fare qualche battuta, mi metto a raccontarle storie, cerco insomma di intrattenere Elizabeth più che posso, parlando un po’ italiano e un po’ inglese, mischiando le lingue, tanto Elizabeth afferra quasi tutto quello che le dico, e una volta guardando all’infinita distesa di neve che si spalancava davanti ai nostri occhi le ho detto che forse bisognerebbe inventare un colorante per colorare la neve, così da rendere il paesaggio meno monotono. «Ci pensi se venisse giù neve rossa? O gialla? O verde? Quel campo lì con la neve rosa! Quel colle là con la neve blu!» «Meno male che la neve non è nera oppure marrone. Pensa se la neve fosse marrone…» Una volta le ho anche detto di voler scrivere la storia di un piromane che si aggira per una cittadina del North Dakota. Non ne può più delle tonnellate di neve accumulate ai bordi delle strade e allora prende una scatola di cerini e una tanica di benzina a comincia a spruzzare di benzina la neve e a darle fuoco coi cerini. A volte mentre osservo i camion del comune di Grand Forks trasportare fuori città enormi blocchi di neve, mi chiedo se quest'idea dopotutto sia tanto strampalata: certo che per far fuori tutta quella neve, mi dico, i cerini non sarebbero sufficienti, bisognerebbe invece passare per la città con un lanciafiamme.
 
13. Gianluca Morozzi E-mail

 



        passaparola

    Sette stelle nel cielo di Roma 

    Tredicesimo capitolo

    Gianluca Morozzi (dicembre 2010)

 

     

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Gianluca Morozzi

Tracciando a questo punto una linea immaginaria che dall’hotel Edelweiss si sposta in direzione ovest, una linea che, diciamo, tende a uscire da Pescara, segue la statale 16 in direzione Chieti, prende il raccordo autostradale, imbocca la Roma-L’Aquila in direzione Roma, sfiora Torricella Peligna dedicando un ricordo al grande scrittore John Fante – nei limiti delle dediche che può fare una linea –, percorsi 105 chilometri si immette sulla A24, percorsi 79,9 chilometri esce verso via Tiburtina, fa una rischiosa inversione a U, continua su piazza delle Crociate, continua su via della Lega Lombarda, prosegue un noioso e trafficato percorso tra via Catania, via Bari, via Morgagni – e qualunque lettore che sia arrivato a via Morgagni senza addormentarsi e senza saltare le righe merita il nostro plauso incondizionato –, prosegue per eccetera eccetera, svolta a destra in via Tevere, ecco, via Isonzo, siamo arrivati dove dovevamo arrivare.
Bravi che avete resistito fino qui, a seguire un deficiente che per buttar giù un quarto di pagina si mette a consultare google maps.

 
14. Luca Martini E-mail

 



        passaparola

    Sette stelle nel cielo di Roma 

    Quattordicesimo capitolo

    Luca Martini (dicembre 2010)

 

     

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Luca Martini

Mettiamo ora che la minzione di Plastino duri più del previsto.
Mettiamo anche che Bergodi discuta al cellulare così animatamente con la moglie che una signora che abita al terzo piano, stanca per il turno di notte, gli scaraventi di sotto un secchio d'acqua gelata al grido: «Aò, voglio dormì, statte zitto».
Cosa salta fuori?
Di certo un uomo (Bergodi) fradicio e incazzato, con un cellulare che non funziona più e i pesci rossi che galleggiano nel display tra la moglie e la figlia, immortalate nel giorno dell'ultimo capodanno. Inoltre, un silenzio innaturale (Plastino), che esce dalla finestra del bagno, si trascina lungo le strade e si perde nei giardini di villa Borghese.
«Porca puttana, guarda qui che casino, cazzo» dice Bergodi scuotendo la testa come un cane. Se ne sta a braccia aperte davanti alla porta d'ingresso, a guardare in alto per cercare di capire chi possa essere stato.
«Da dove è arrivata la secchiata? Se ti becco ti rovino» grida guardando verso l'attico. Gli risponde una sonora pernacchia, lunga più del dovuto, che gli fa salire il sangue al cervello, intasandolo del tutto.
«Porca puttana» dice strizzandosi la giacca e consultando in maniera scomposta i nomi dei campanelli. «Adesso come faccio? Quando Plastino mi vede conciato così... Plastino...» dice, e pronunciando quel nome si rende conto che ormai sono passati più di dieci minuti da quando ha dichiarato di aver bisogno del bagno.
Non può essere normale, sarebbe la pisciata più lunga della storia.

 
Come libertà comanda (dicembre 2010) E-mail

Marco Candida

Come libertà comanda

(una rubrica di Marco Candida. Settima puntata)

 

 

 

Made in Usa 

Mi dico che tutto sommato essere andato a Las Vegas per ben due volte, aver fatto visita alla strip di Atlantic City e avere in programma di visitare Disneyland in California o DisneyWord in Florida (se non tutti e due già che ho soldi da bruciare nel caminetto) fa parte d’un atteggiamento di chi vuole penetrare appieno l’essenza della cultura americana. Poi c’è un’altra parte di me che semplicemente si dice che è una fesseria e che dopotutto questo interesse c’è solo perché sono un Peter Pan e perché magari nella prima infanzia sono stato a scuola dalle suore e giocavo a palla avvelenata, a tiro alla fune ed ero un campione alla corsa con i sacchi nonché un ottimo interprete di calcetto e di uno sport impegnativo come il ping-pong. Magari tutte queste attività ricreative svolte in quel mondo zuccherato che era l’istituto San Giuseppe di Tortona mi sono rimaste dentro – compresa la tessera di giornalista che ho ricevuto a sei anni per il giornaletto il Trenino Carico di e alle volte mi viene proprio da pensare che senza quella tessera e quel giornaletto mai avrei cominciato dieci anni più tardi con Hemingway e poi a mettermi in testa di voler fare lo scrittore. 

 
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