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"Alzati e cammina" di Franca Di Muzio |
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Alzati e cammina (Get Up, Stand Up) Franca Di Muzio Scaricalo e stampalo
Non so di preciso come fosse cominciata. So solo che a un certo punto, da qualche parte dell’Appennino abruzzese, qualcuno aveva scombussolato il normale ordine delle cose e fatto pensare al miracolo. Poi la buona novella era approdata in riva all’Adriatico, fino a raggiungere il nostro quartiere: e in un mercato, una piazza, una chiesa qualsiasi, qualcuno l’aveva ascoltata e raccontata a qualcun altro, che a sua volta l’aveva riferita a una nostra vicina, che ne aveva infine parlato alla famiglia di Angela. Da lì, dall'ascolto di quelle parole eccitate e speranzose, la nostra piccola carovana ci aveva messo poco a formarsi e a partire; tutti in cammino verso l'incredibile istante in cui Angela si sarebbe finalmente alzata da quella brutta, pesante carrozzella.
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"Il silenzio" di Daniele Borghi |
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Il silenzio
Daniele Borghi
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La parola è una chiave,
ma il silenzio è un grimaldello (Gesualdo Bufalino)
Pensava al futuro come ad un luogo dove andare in vacanza. Un posto meraviglioso e lontanissimo in cui ritrovare la serenità, a dispetto della dolorosa sensazione d’essere prossima alla fine. Negli ultimi anni aveva sempre camminato accanto all'ombra della morte, ma da alcuni giorni le sembrava che questa le avesse poggiato un braccio sulle spalle, con un gesto falsamente amichevole.
A farla sentire in quel modo erano gli sguardi di suo marito. Da quando erano arrivati nella casa di montagna, lui la osservava come uno strano insetto o come un testo scientifico di cui si riescono a capire le singole parole ma non il significato complessivo. Due settimane prima di partire per quell'insolito soggiorno montano, si era sottoposta al consueto controllo semestrale ed era certa che suo marito ne avesse ritirato i risultati il giorno che aveva preceduto la partenza. Da quando cinque anni prima era stata operata al seno, quella dei controlli era diventata una routine a cui non riusciva ad abituarsi. Ogni volta l'attesa degli esiti era una tortura insopportabile che le ricordava quel film di Bergman in cui il protagonista gioca a scacchi con la morte. Anche se ci pensava da molto tempo non era ancora riuscita a ricordare il titolo di quel film, e il non saperlo si era trasformato in un rito scaramantico. Si era convinta che venire a conoscenza di quel titolo sarebbe stata la sua fine, come se le cellule tumorali potessero avere qualche oscura relazione con la filmografia del regista svedese.
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"La terrazza sull'oceano" di Silvia Monteverdi |
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La terrazza sull'oceano
Silvia Monteverdi
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A mia discolpa potrei dire che non è partita da me l'idea di trasferirsi in Thailandia. Anzi, mentre Jolanda mi sventolava sotto il naso la copia di Dove in cui aveva scovato l'annuncio, non le ho dato quasi retta. Avevo già infilato il cappotto per uscire.
«Sarebbe la soluzione ideale per i miei attacchi d'ansia» aveva detto fermandomi sulla porta. I suoi «attacchi d'ansia» non erano altro che fulminee crisi isteriche che scoppiavano di botto e di botto sparivano previo lancio di qualcosa contro il muro. «E poi» aveva aggiunto picchiettando l'unghia rossa sull'annuncio di vendita della villa «ho bisogno di trovare il mio equilibrio. Tu con la connessione internet potresti lavorare da lì senza problemi».
L'idea mi era subito parsa surreale, come molte delle pensate di mia moglie, ma l'ho liquidata con un «ci si può pensare», risposta che al momento mi era sembrata adatta alle circostanze e con un "coefficiente di rischio scenata" pari a zero. Inoltre non volevo acuire la distanza già abissale che c'era tra noi, liquidando con sufficienza ciò che per lei sembrava essere vitale. Jolanda ha ventisette anni meno di me, trovavo naturale che manifestasse queste puerili esigenze di fuga. Sono fisiologiche.
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"Così felice" di Federica Marzi |
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Così felice
Federica Marzi
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I. Graz Hauptbahnhof
La notizia del giorno, riportata a caratteri cubitali sulla prima pagina della Kleine Zeitung, era che la relazione tra Antonio Banderas e Melanie Griffith stava andando a gonfie vele, al punto che presto avrebbero dato l’annuncio del loro matrimonio.
«So glücklich nach der Verlobung», così felici dopo il fidanzamento, titolava infatti l’articolo nella cui lettura Emir sembrava particolarmente assorto. Intanto lei continuava a spiare i suoi movimenti zitta e buona, incrociando le dita e facendo gli scongiuri. Superstiziosa com’era (non per niente era del sud), sperava che quell’interesse di Emir fosse un segno del destino, che forse stava per compiersi. Perché non poteva essere solo un caso che proprio quel giorno si parlasse della felicità da cui era stata baciata la coppia Banderas-Griffith, e che l’attenzione di Emir fosse stata attirata proprio da quell’articolo in particolare.
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"Una valigia a metà" di Laura Bottazzi |
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Una valigia a metà
Laura Bottazzi
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Mi faccio la valigia e me la filo. Ho deciso. Se riesco a sganciarmi velocemente, arrivo in città per l’ora di pranzo.
Fuori ancora nevica e forse dovrei sentirmi in colpa a lasciare Angelo qui in albergo da solo, ma io devo sopravvivere, e un altro giorno con questo tordo deficiente potrebbe essermi fatale.
Mi fisso a guardare la neve che scende morbida e copre il mondo, lo rende tutto bianco, come un fungo o una malattia. Ci saranno tre metri di neve là fuori, non so immaginarmi cosa possa voler dire rimanere qui a primavera, quando tutto questo si sarà sciolto.
Però è bella la neve. Una volta mi piaceva un sacco, molto più di adesso.
Adesso c’è Angelo, che se potesse piallerebbe ogni singola cima innevata per farci un centro commerciale.
Certo, andarsene ora, senza nessuna spiegazione, è una vera bastardata. Mi chiedo se si meriti tanta cattiveria, se non dovrei magari andare giù alla hall e farlo chiamare. Forse dovrei aspettarlo in camera e affrontarlo, dirgli semplicemente "ti lascio, bello. Me ne vado".
Ah! Come godrei a vedere quella sua faccia da pollo morto gonfiarsi di rabbia!
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